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41dvzwqsuul… a un certo punto, vicino alla sua camera, sentì bussare più forte, quasi con insistenza. La cosa ora si stava facendo inquietante, lui non aveva ancora capito, aveva solo la certezza che in quella casa sarebbe dovuto essere solo, ma non lo era, perché qualcuno in camera sua stava bussando, e la porta era aperta, e fuori non c’era nessuno, non c’era nessuno da nessuna parte, ma il ticchettio veniva da lì, ed era impossibile, perché chi bussa lo fa dall’altra parte della porta, e la porta era aperta e non c’era nessuno.

Il passaggio di Jake è un misto tra un racconto di fantasmi ed un romanzo per adolescenti. La trama ruota intorno a Jake, quattordicenne di non si sa dove (forse America), che si ritrova ad avere lo spettro di una ragazzina (Denise) all’interno della porta della sua cameretta. Questo spettro è imprigionato in un limbo, impossibilitata a raggiungere qualsiasi destinazione ultraterrena, purgatorio compreso, in quanto deve prima riuscire a risolvere alcune questioni terrene. Per motivi (inizialmente) ignoti, sembra che Jake sia stato scelto per permettere questo processo in quanto, in qualche modo, connesso al motivo per cui la ragazza si trova bloccata.

L’intero racconto si alterna tra i momenti investigativi sul perchè Denise sia costretta in un limbo (e che rappresentano la trama principale ed il filo conduttore degli eventi) ed i rapporti umani di Jake. Molto dello scritto, infatti, si concentra sul rapporto tra Jake e Denise, sul loro modo di relazionarsi, su come affrontano questa strana situazione, e su come tutto questo vada ad influire sulla vita quotidiana del ragazzo, sui segreti e sulle bugie da tenere in piedi,sui dubbi, su come il tutto si ripercuota contro le sue amicizie e gli affetti.

Jake viene presentato come il tipico quattordicenne: allegro, socievole, scherza con le ragazze e va spesso in contrasto con i genitori (in particolare con la madre). Non ha nessun tratto particolare che lo possa distinguere da un qualunque ragazzino della sua età e non è neanche quel tipo di protagonista che si va a cercare i guai. Gli eventi lo hanno cercato e trovato e lui ha fatto una scelta.

Di Denise non viene detto molto. È il mistero della storia. Inizialmente non si conoscono neanche i tratti fisici della ragazza, nè l’età. Si sà che è morta è che è chiusa in un limbo insieme ad altre persone come lei. Non ricorda come è morta, non ha idea del perchè è nella sua situazione nè come sia fatta (e non può neanche saperlo, dato che , come lei stessa dice, non ci sono specchi nel limbo). Ovviamente , con l’andare avanti della storia, verranno svelati sempre più dettagli su di lei, ma sono informazioni di cui non è il caso di discutere.

Caratterialmente la ragazza dà l’idea di essere piuttosto coraggiosa, altruista ed empatica. Denise si trova a vivere una situazione terribile senza avere il minimo delle informazioni. Dove ci si aspetterebbe una reazione di panico, lei cerca un modo per affrontare ciò che ha davanti, di accetarlo e mostrarsi forte (per quanto possibile). Nonostante Jake sia ,praticamente, l’ultima speranza di salvezza, le sue prime preoccupazioni riguardano sempre la salute (fisica, mentale e sociale) del ragazzo e più di una volta è pronta a rinunciare a tutto per paura di caricarlo di troppe responsabilità.

I personaggi di contorno sono ben scritti ed hanno tutti quell’accenno di personalità che li rendono più vivi. Tutti i personaggi (potagonisti comprese) di questo romanzo presentano una caratterizzazione piuttosto naturale, danno tutti l’idea di poter essere un tuo amico, un tuo vicino, un tuo famigliare. Questa caratterizzazione viene trasmessa anche agli eventi narrati. Dove non è presente un evento paranormale, sembra di stare a leggere le avventure scavezzacollo di un ragazzo qualunque, e la cosa mi piace. Il modo in cui si intreccia la normalità con il paranormale è uno degli elementi che più ho apprezzato.

Passando all’ambientazione, c’è poco da descrivere. Tutto si svolge in una cittadina di periferia, in un anno non ben precisato, in un luogo non ben specificato. Per quanto riguarda l’anno, la storia ci fornisce dei dati su cui poter fare dei calcoli, ma per il luogo il discorso si fa più complesso. Dalle descrizioni presenti, personalmente, mi sono fatto l’idea che il tutto si svolga in una cittadina americana, ma potrei sbagliarmi. Va detto, comunque , che la mancanza di un “dove” specifico non influisce sulla godibilità della narrazione. Discorso diverso (e che affronterò più avanti) è per il “quando”.

La storia, nonostante non abbia molti elementi di spiccata originalità (presenti perlopiù nei dettagli, che nella struttura stessa del racconto), scorre piacevole e presenta diversi punti narrativi interessanti, oltre alle svolte di trama naturali della tipologia in cui si va ad inserire (quella del fantasma in cerca del suo “conto in sopeso”).

Parlando dei difetti, devo segnalare tre elementi che ho notato e che esporrò, in ordine di gravità, dal minore al maggiore.

Il libro presenta errori di battitura/ refusi piuttosto visibili. Non sono molti ma si presentano , in alcuni casi, contemporaneamente nella stessa pagina. Sono cose che capitano, però stiamo parlando di una libro sotto etichetta. La “Aletti Edizioni” è una di quelle case editrici che guadagnano vendendo parte dello stampato agli autori, però questo non li esonera dal fare un controllo più accurato del testo, dato che sono refusi evidenti e che , in alcuni casi, spezzano la lettura.

Il secondo problema che ho riscontrato mi riporta direttamente al discorso del “quando” si svolge la storia. L’autrice non ha inserito nessun riferimento diretto ad una precisa data, ma l’ha fatta trasparire da alcune informazioni acquisite con l’andare avanti della trama. Il modo di interagire dei personaggi tra di loro, con l’ambiente e con la tecnologia, il linguaggio utilizzato negli sms ed altri dettagli del genere portano a pensare che il tutto si svolga tra la metà degli anni ’90 ed i primi del 2000 (l’epoca del 3310, per intenderci). Il problema sorge nel momento in cui si scopre che l’anno in cui avvengono i fatti narrati sia il 2011 (anno dell’Iphone 4). Nonostante sembri un dettaglio da poco, ciò ha un valore di un certo livello. In tutta la storia si parla sempre di telefonini, non si accenna praticamente mai ad internet e nessuno sembra farne utilizzo. Nel 2011 gli smartphone erano già accessibili a tutti e (in Italia) già esistevano gli abbonamenti con x messaggi, y sms e z giga di connessione al mese, senza contare l’adsl per il fisso. Ci sono momenti in cui questa mancanza si fa sentire, una volta inquadrato il “quando” di questa storia. Un esempio su tutti, per far capire il perchè sottolineo questo punto. Ad un certo punto Jake si dirige al cimitero, di notte, per indagare. Il cimitero è in una parte della città che non conosce e lui ha paura di non ricordare la strada. Perchè non usa google maps o simili? Perchè, dovendo scoprire l’identità di una ragazza morta, non fa una ricerca su internet per vedere se trova qualcosa sui necrologi, sulla pagina del giornale locale o su un qualche social network che la ragazza poteva aver frequentato da viva? Alcuni punti della storia, data la data di svolgimento, avrebbero dovuto prendere in considerazione i mezzi a disposizione del protagonista. Credo che lo sbaglio sia stato nella semplice indicazione delle date. Probabilmente (è una mia ipotesi) l’autrice ha scritto il testo basandosi sulle sue esperienze di quando era quattordicenne, per poi mettere come data quella in cui stava scrivendo, prendendo sotto gamba la scelta. Diciamo che è un errore sorvolabile se si finge di non aver letto le date presenti nel testo.

Il problema più grande che ho riscontrato è nei primissimi capitoli. È un errore nelle reazioni umane del protagonista presente agli inizi della relazione con Denise. Nei primi due capitoli Jake conosce Denise e la conosce nella maniera in cui ti aspetti avvenga l’incotro tra un ragazzino ed un fantasma che ti parla attravero una porta: paura, sfiducia, dubbi sulla propria sanità mentale. La situazione si stabilizza, Jake accetta (più o meno) l’evento ed iniziano i primi barlumi di rapporto tra i due. Poi litigano e lei non si fa sentire per un po’. La reazione di Jake a tale evento è paragonabile alla perdita di un amico di infanzia. Ci viene fatto intendere che, per qualche motivo, Denise esercita un’influenza particolare sul ragazzo, sia al livello di percezione del tempo che di attaccamento, ma la sua reazione risulta esagerata su due fronti diversi. Sul fronte del lettore, non si ha il tempo di afferzionarsi a Denise ed alla relazione che si stava creando, con il risultato che il momento drammatico del distacco viene vissuto come un piagnisteo pesante ed insensato. Sul fronte del protagonista la situazione non è molto diversa. L’amicizia tra i due è iniziata da circa tre giorni (effettivi, viene anche specificato) prima dell’arivo di questo evento. In tre giorni Jake dovrebbe ancora essere occupato a domandarsi se non sia il caso di andare a farsi fare un controllo da uno psicologo, dato che parla da solo con una porta. Comprendo ,comunque, l’intento dell’autrice, ma sarebbe stato più giusto spostare questa situazione di qualche capitolo, dandole più senso. Come è stata impostata risulta solo un grosso scoglio da superare. Personalmente l’ho superato principalmente per una questione di dovere verso Giulia Moretti che mi ha mandato direttamente il cartaceo a casa (ed è stato un bene aver continuato la lettura).

Passando ad aspetti più terra terra, il libro si presenta di una buona lunghezza (circa 260 pagine piene,ovvero tolte introduzioni, indici e simili) e sia in formato ebook che cartaceo. I costi sono poco più alti della media (circa 5 euro per l’ebook e 14 euro per il cartaceo), ma è ben impaginato e la copertina è piuttosto bella e rappresentativa del contenuto. La versione cartacea è quella standard, copertina morbida, nessuna sovraccopertina.

Per la sinossi si è scelto di adottare un metodo che, ultimamente, va per la maggiore ovvero nessun riassunto ma una piccola citazione presa direttamente dal brano. Una scelta commercialmente valida ma che rende più difficile farsi un’idea precisa di cosa si vada ad acquistare.

Riassumendo, “Il passaggio di Jake” è un titolo interssante, un buon libro di compagnia che, però, presenta alcuni difetti su cui bisogna riuscire a passare sopra (ma ne vale la pena fare questo sforzo). Ha il grande pregio di creare un’atmosfera molto famigliare, molto vicina al vissuto comune, rendendo più facile l’affezionarsi ai personaggi. All’atto pratico, nonostante la sinossi suggerisca il contrario, è un romanzo di crescita, dove il mistero ed il paranormale fanno da filo conduttore, ma il cuore principale è negli eventi relativi ai personaggi ed al loro sviluppo, alla loro maturazione.

In definitiva,  è un libro corposo, dai ritmi pacati, ma che sa tenere alta l’attenzione degli appasionati di questo genere.

7/10

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