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Allucinazioni fronteTorno a casa per le otto e quaranta. Avevo già avvisato mia moglie e naturalmente non la trovo ad aspettarmi, ma me l’aveva detto. Stella è con i suoi compagni di corso. Ceno da solo mentre guardo la tv. Di solito, verso quest’ora, guardo il quiz show sul quinto, ma ultimamente sono più interessato ai telegiornali. Alla quarta notizia della rassegna stampa squilla il telefono. Vado a rispondere. Hanno riattaccato.

 

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Ultimamente ho una strana sensazione. Mi sento come… braccato da qualcosa. Forse è solo il mio sospetto che prende corpo in paure infondate. Non sarebbe la prima volta, dopo tutto. Mia madre stessa mi diceva spesso che avevo paura persino della mia ombra. Sono facilmente impressionabile ( ancora rimugino sull’assassino a cui sta lavorando Paolo ), non sopporto sentire dei passi che mi si avvicinano da dietro e… sono geloso. Cerco di non farlo capire ma…

<< Allora? Come va? >>

<< Bene… bene >> le rispondo poco convinto

<< Non sembrerebbe. Siamo colleghi, ma nulla ti impedisce di farmi diventare tua confidente. Lo fanno tutti. A me non dispiace. Lo sai come mi chiamano? Dommi l’ ” assorbi-rogne” >>

È dalla settimana scorsa che ho iniziato ad intrattenermi in qualche chiacchiera con Di Biase. Mi fa un effetto strano. Sarà al massimo la terza volta, da quando faccio questo lavoro, che stringo amicizia con un collega. Naturalmente, ogni volta che mi capitava, mantenevo le confidenze solo durante le ronde e nelle ( poche e brevi ) pause caffè ( e spesso dovevo essere io a tener fermo questo limite ). Con lei, però, non ho avuto bisogno di imporre il limite. Anche senza dirle niente, non l’ha mai superato( un altro punto a suo favore ). Certo, se fosse più discreta…

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Un racconto della raccolta “Allucinazioni”.

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