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Sui romanzi di Stephen King sono stati fatti numerosi film ed ancora continuano ad uscirne di nuovi ( vedi il recente Carry, lo sguardo di Satana od il telefilm in produzione “The Dome”).

Non tutti questi film sono riuscitissimi e per diversi motivi che non starò ad elencare qui (non è ne il luogo ne il post adatto).

Ovviamente non è mia intenzione fare dei “versus” per tutti i film tratti dai libri di questo autore, ma ne sceglierò alcuni. Farò solo quelli che, per vari motivi, ritengo interessante farne il paragone.

“La zona morta” è una storia che mi ha colpito particolarmente.

La trama, in breve(e senza spoiler), parla di un certo Jhonny Smith (un nome davvero poco comune)un insegnante di letteratura in un liceo della solita cittadina sperduta del Maine.

Quest’uomo ha una vita normale. Ha una relazione stabile con una collega, un lavoro che gli piace, genitori amorevoli e nessun problema in particolare. Poi ha un incidente che lo manda in coma per qualche anno.

Quando si risveglia molte cose sono cambiate, sia con la sua ragazza che in se stesso. L’incidente ha fatto risvegliare un potere di chiaroveggenza che si attiva al tocco (e senza una sua reale intenzione).

Smith sfrutterà il suo potere (anche involontariamente)in alcune situazioni, portandolo sotto i riflettori dell’opinione pubblica e facendogli capire quanto poco piacevole sia l’avere queste capacità straordinarie.

La storia vera e propria parte dal momento in cui Smith stringe la mano a Greg Stillson, un popolare politico locale in campagna elettorale.

Il contatto con quest’uomo permette di vedere uno scorcio del futuro e ciò che vede non gli piace per nulla. La visione agita talmente tanto Smith da costringerlo ad agire per impedirla.

In definitiva, una trama semplice, ma dai risvolti interessanti, sopratutto per il modo in cui è stata gestita.

Leggendo la storia, si ha , in alcune situazioni, l’idea di leggere una raccolta di racconti brevi uniti tra loro dallo stesso protagonista. Questa sensazione è dovuta dal fatto che alcuni dei primi eventi sembrano totalmente slegati tra loro (ed a livello di storia lo sono), ma hanno un valore al livello di struttura e credibilità del racconto. Tutta la prima parte (quella prima del contatto con Greg Stillson) ha lo scopo di far capire ai lettori quali sono i limiti e le potenzialità del potere, quanto esso sia affidabile, come mostra il futuro e cose simili. Questa “spiegazione narrata” permette di rendere accettabile le scelte del protagonista e rendere credibili le motivazioni per cui le fa.

Se la storia fosse stata “Smith ha un incidente, tocca Greg Stillson e scopre di essere un veggente” tutta la storia avrebbe perso ogni logica e credibilità, rendendo Smith solo un pazzo allucinato e non un uomo che opera per il futuro.

Particolarmanete interessante e (da me) apprezzato è il finale (di cui non parlerò) che risulta inaspettato e che si regge( è giustificato) da alcuni dettagli della storia (ed anche di questi non parlerò).

Al livello tecnico…bhè…è Stephen King (nel bene e nel male), anche se ci sono buone notizie per tutti i lettori che non ne apprezzano lo stile ma che trovano intrigante la storia.

Nella trama (oltre al potere di Smith che ha più uno scopo di filo conduttore della storia) non ci sono creature strane dalle origini sconosciute (come era usanza dell’autore di inserirle in molti dei suoi racconti)e la maggior parte degli eventi sono naturali. La prevegenza non è pienamente controllata dal protagonista, quindi non ne può fare uso per evitare scelte sbagliate o pericoli.

Altro punto a favore è l’approfondimento dei personaggi senza l’uso di lunghe e dettagliate scene di vita quotidiana (puntualizziamo: ci sono, ma sono poche e corte).

Il libro, di per se, non è lunghissimo e vale la pena leggerlo anche solo per il finale.

VS

Il film omonimo (non voglio parlare del telefilm che con il libro non c’entra quasi nulla)è stato diretto da David Cronenmberg. Non parlerò ne di lui come regista ne(nel dettaglio) del livello tecnico del film. Qui si parla di quanto il film rispecchi il libro.

Cronenmberg ha fatto un’ottima trasposizione in pellicola della storia di Stephen King. Gli attori (principalmente Cristophen Walken per Jhonny Smith e Martin Sheen per Greg Stillson) sono stati ben scelti ed hanno fatto un ottimo lavoro. La trama del film aderisce quasi alla perfezione con quella del libro e le scene in cui ci sono le visioni del proganosta sono ben rese…forse troppo.

Nelle visioni del libro non tutto era chiarissimo. C’erano dettagli, certo, ma alcune cose erano interpretabili. Sembrerebbe un dettaglio da poco, ma la facoltà predittiva del protagonistaè il motore che fa muovere gli eventi e dà significato a quello che succede ed alle scelte fatte.

Il punto focale delle differenza tra film e pellicola, infatti, è proprio in questo. La visione principale della storia (quella su Greg Stillson) entra troppo nei dettagli, cambiando significato e motivo di esistere del finale. Se, nella pratica, i finali dei due mezzi narrativi risultano identici, sono completamente diversi nel loro significato ed in ciò che esso comporta. Spiegazioni più esaurienti porterebbero ad uno spoiler e preferisco evitare. Se non capite, fate il confronto voi stessi.

Altra differenza è nei tempi narrativi. Alcune scene e situazioni (per quanto rese comprensibili lo stesso), risultano troppo veloci nel film. Immagino sia colpa dei tempi cinematografici e del bisogno, quindi, di concentrare la storia in un determinato lasso di tempo, ma questa scelta ha fatto si di cancellare il dramma del protagonista nel ritrovarsi in coma e svegliarsi anni dopo trovando tutte le cose importanti cambiate. Alcuni personaggi ed alcune situazioni vengono presentate troppo in fretta (e scompaiono altrettanto in fretta) per far si che lo spettatore crei un legame emotivo con loro.

In sintesi, il film perde molto se si è letto il libro, ma non ne esce sconfitto. E’ comunque un’ottima trasposizione e può vantare altissimi livelli (a mio parere) tecnici e registici, riuscendo comunque a dar un minimo di soddisfazione ai fan del cartaceo. Peccato solo per il finale un po’ banalizzato.