Streetlibers

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18402577_10211554854659766_7277408650897969317_n“Siamo quelli che hanno fatto una scelta coraggiosa, di libertà, accettandone consapevolmente tutti i rischi: noi abbiamo deciso di non sottometterci alle leggi e alle dinamiche del mercato, ma di esplorare spazi nuovi, senza confini, utilizzando forme di comunicazione diverse da quelle tradizionali. Noi abbiamo scelto di portare la passione racchiusa nei nostri libri nelle strade, nelle piazze, nei parchi.

Proprio la strada diventa per noi il luogo ideale dove raccogliere storie, quelle più autentiche, e raccontarle affinché possano arrivare a chiunque, sia anche attraverso un tablet o uno smartphone.

La nostra è una scrittura che incontra il pubblico uscendo dagli schemi convenzionali, una scrittura magari non priva di difetti, ma vera, fatta di gioie e dolori, proprio come quelli vissuti dalla gente comune che la apprezza perché vi si riconosce.

L’obiettivo è quello di creare un circolo virtuoso in cui le parole, partendo dal basso, arrivino al cuore delle persone, per le quali la lettura diventi un’esperienza di valore, parte necessaria della vita quotidiana perché capace di arricchirla in modo sostanziale.

Ecco che si crea un rapporto genuino di scambio e condivisione tra pubblico ed autore, senza pregiudizi e senza intermediari, in cui i lettori imparano ad amare quell’autore che proprio da loro ha tratto la sua ispirazione.

Siamo tanti ed ognuno con una storia che custodisce qualcosa di speciale, capace di trasmettere emozioni e sensazioni tali da farci sentire bene con noi stessi e col mondo intero.”

 

La piccola parentesi che sto per fare mi riguarda personalmente poiché faccio parte del movimento/gruppo indicato nel titolo.

Chi o cosa sono gli “streetlibers”? Tralasciando il manifesto inserito all’inizio, un po’ troppo poetico/romantico per riuscire a spiegare l’essenza di questo gruppo (perché si parla di un gruppo), gli “streetlibers” sono scrittori indipendenti che hanno, in primo luogo, deciso di pubblicare il loro lavoro attraverso la piattaforma di Streetlib (che è quella che uso io e che, tra le altre cose, vi consiglio in caso vogliate prendere la strada dell’autopubblicazione e non sappiate dove orientarvi) e che, tramite l’iniziativa di Biagio Veneruso (fondatore ed ideatore del gruppo), hanno deciso di collaborare per colmare quelle mancanze/problematiche tipiche di chi non ha alle spalle una casa editrice (organizzare la propria presenza in fiera, modalità di esposizione pubblicitaria, condivisione di informazioni utili, collaborazione tra autori, ecc…).

Quindi questa piccola parentesi è una pubblicità a Streetlib e ad una sua iniziativa? Si e no. Si perché questa cosa, al momento, è presente solo su quella piattaforma. No perché, in realtà, non è nata dalla piattaforma stessa ma da una voglia di collaborazione presentata e spinta dal suo fondatore (che è un autore che usa la piattaforma, non un suo dipendente) e supportata (pubblicizzata) da Streetlib.

Perché ve ne parlo? Per due motivi precisi: primo motivo … mi è stato chiesto in quanto facente parte del gruppo in questione (ed è giusto che io faccia la mia parte);secondo motivo, credo che sia un ottimo modo di pensare all’auto-pubblicazione,alla scrittura indipendente ed ai modi per cancellare (o perlomeno diminuire)  tutte quelle limitazioni (di contatti, organizzazione e di soldi) che si trovano davanti chi, come me, ha fatto la scelta di seguire (per diversi motivi) una strada indipendente.

Spero che questa piccola parentesi sia risultata interessante, magari utile a far conoscere il gruppo a chi già fa uso della piattaforma di pubblicazione, a chi ne vuole scegliere una o a chi, facendo parte di un’altra realtà indipendente, voglia prendere ispirazione.

Per chi fosse interessato lascio il link alla pagina del gruppo.

Streetlibers

Il passaggio di Jake

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41dvzwqsuul… a un certo punto, vicino alla sua camera, sentì bussare più forte, quasi con insistenza. La cosa ora si stava facendo inquietante, lui non aveva ancora capito, aveva solo la certezza che in quella casa sarebbe dovuto essere solo, ma non lo era, perché qualcuno in camera sua stava bussando, e la porta era aperta, e fuori non c’era nessuno, non c’era nessuno da nessuna parte, ma il ticchettio veniva da lì, ed era impossibile, perché chi bussa lo fa dall’altra parte della porta, e la porta era aperta e non c’era nessuno.

Il passaggio di Jake è un misto tra un racconto di fantasmi ed un romanzo per adolescenti. La trama ruota intorno a Jake, quattordicenne di non si sa dove (forse America), che si ritrova ad avere lo spettro di una ragazzina (Denise) all’interno della porta della sua cameretta. Questo spettro è imprigionato in un limbo, impossibilitata a raggiungere qualsiasi destinazione ultraterrena, purgatorio compreso, in quanto deve prima riuscire a risolvere alcune questioni terrene. Per motivi (inizialmente) ignoti, sembra che Jake sia stato scelto per permettere questo processo in quanto, in qualche modo, connesso al motivo per cui la ragazza si trova bloccata.

L’intero racconto si alterna tra i momenti investigativi sul perchè Denise sia costretta in un limbo (e che rappresentano la trama principale ed il filo conduttore degli eventi) ed i rapporti umani di Jake. Molto dello scritto, infatti, si concentra sul rapporto tra Jake e Denise, sul loro modo di relazionarsi, su come affrontano questa strana situazione, e su come tutto questo vada ad influire sulla vita quotidiana del ragazzo, sui segreti e sulle bugie da tenere in piedi,sui dubbi, su come il tutto si ripercuota contro le sue amicizie e gli affetti.

Jake viene presentato come il tipico quattordicenne: allegro, socievole, scherza con le ragazze e va spesso in contrasto con i genitori (in particolare con la madre). Non ha nessun tratto particolare che lo possa distinguere da un qualunque ragazzino della sua età e non è neanche quel tipo di protagonista che si va a cercare i guai. Gli eventi lo hanno cercato e trovato e lui ha fatto una scelta.

Di Denise non viene detto molto. È il mistero della storia. Inizialmente non si conoscono neanche i tratti fisici della ragazza, nè l’età. Si sà che è morta è che è chiusa in un limbo insieme ad altre persone come lei. Non ricorda come è morta, non ha idea del perchè è nella sua situazione nè come sia fatta (e non può neanche saperlo, dato che , come lei stessa dice, non ci sono specchi nel limbo). Ovviamente , con l’andare avanti della storia, verranno svelati sempre più dettagli su di lei, ma sono informazioni di cui non è il caso di discutere.

Caratterialmente la ragazza dà l’idea di essere piuttosto coraggiosa, altruista ed empatica. Denise si trova a vivere una situazione terribile senza avere il minimo delle informazioni. Dove ci si aspetterebbe una reazione di panico, lei cerca un modo per affrontare ciò che ha davanti, di accetarlo e mostrarsi forte (per quanto possibile). Nonostante Jake sia ,praticamente, l’ultima speranza di salvezza, le sue prime preoccupazioni riguardano sempre la salute (fisica, mentale e sociale) del ragazzo e più di una volta è pronta a rinunciare a tutto per paura di caricarlo di troppe responsabilità.

I personaggi di contorno sono ben scritti ed hanno tutti quell’accenno di personalità che li rendono più vivi. Tutti i personaggi (potagonisti comprese) di questo romanzo presentano una caratterizzazione piuttosto naturale, danno tutti l’idea di poter essere un tuo amico, un tuo vicino, un tuo famigliare. Questa caratterizzazione viene trasmessa anche agli eventi narrati. Dove non è presente un evento paranormale, sembra di stare a leggere le avventure scavezzacollo di un ragazzo qualunque, e la cosa mi piace. Il modo in cui si intreccia la normalità con il paranormale è uno degli elementi che più ho apprezzato.

Passando all’ambientazione, c’è poco da descrivere. Tutto si svolge in una cittadina di periferia, in un anno non ben precisato, in un luogo non ben specificato. Per quanto riguarda l’anno, la storia ci fornisce dei dati su cui poter fare dei calcoli, ma per il luogo il discorso si fa più complesso. Dalle descrizioni presenti, personalmente, mi sono fatto l’idea che il tutto si svolga in una cittadina americana, ma potrei sbagliarmi. Va detto, comunque , che la mancanza di un “dove” specifico non influisce sulla godibilità della narrazione. Discorso diverso (e che affronterò più avanti) è per il “quando”.

La storia, nonostante non abbia molti elementi di spiccata originalità (presenti perlopiù nei dettagli, che nella struttura stessa del racconto), scorre piacevole e presenta diversi punti narrativi interessanti, oltre alle svolte di trama naturali della tipologia in cui si va ad inserire (quella del fantasma in cerca del suo “conto in sopeso”).

Parlando dei difetti, devo segnalare tre elementi che ho notato e che esporrò, in ordine di gravità, dal minore al maggiore.

Il libro presenta errori di battitura/ refusi piuttosto visibili. Non sono molti ma si presentano , in alcuni casi, contemporaneamente nella stessa pagina. Sono cose che capitano, però stiamo parlando di una libro sotto etichetta. La “Aletti Edizioni” è una di quelle case editrici che guadagnano vendendo parte dello stampato agli autori, però questo non li esonera dal fare un controllo più accurato del testo, dato che sono refusi evidenti e che , in alcuni casi, spezzano la lettura.

Il secondo problema che ho riscontrato mi riporta direttamente al discorso del “quando” si svolge la storia. L’autrice non ha inserito nessun riferimento diretto ad una precisa data, ma l’ha fatta trasparire da alcune informazioni acquisite con l’andare avanti della trama. Il modo di interagire dei personaggi tra di loro, con l’ambiente e con la tecnologia, il linguaggio utilizzato negli sms ed altri dettagli del genere portano a pensare che il tutto si svolga tra la metà degli anni ’90 ed i primi del 2000 (l’epoca del 3310, per intenderci). Il problema sorge nel momento in cui si scopre che l’anno in cui avvengono i fatti narrati sia il 2011 (anno dell’Iphone 4). Nonostante sembri un dettaglio da poco, ciò ha un valore di un certo livello. In tutta la storia si parla sempre di telefonini, non si accenna praticamente mai ad internet e nessuno sembra farne utilizzo. Nel 2011 gli smartphone erano già accessibili a tutti e (in Italia) già esistevano gli abbonamenti con x messaggi, y sms e z giga di connessione al mese, senza contare l’adsl per il fisso. Ci sono momenti in cui questa mancanza si fa sentire, una volta inquadrato il “quando” di questa storia. Un esempio su tutti, per far capire il perchè sottolineo questo punto. Ad un certo punto Jake si dirige al cimitero, di notte, per indagare. Il cimitero è in una parte della città che non conosce e lui ha paura di non ricordare la strada. Perchè non usa google maps o simili? Perchè, dovendo scoprire l’identità di una ragazza morta, non fa una ricerca su internet per vedere se trova qualcosa sui necrologi, sulla pagina del giornale locale o su un qualche social network che la ragazza poteva aver frequentato da viva? Alcuni punti della storia, data la data di svolgimento, avrebbero dovuto prendere in considerazione i mezzi a disposizione del protagonista. Credo che lo sbaglio sia stato nella semplice indicazione delle date. Probabilmente (è una mia ipotesi) l’autrice ha scritto il testo basandosi sulle sue esperienze di quando era quattordicenne, per poi mettere come data quella in cui stava scrivendo, prendendo sotto gamba la scelta. Diciamo che è un errore sorvolabile se si finge di non aver letto le date presenti nel testo.

Il problema più grande che ho riscontrato è nei primissimi capitoli. È un errore nelle reazioni umane del protagonista presente agli inizi della relazione con Denise. Nei primi due capitoli Jake conosce Denise e la conosce nella maniera in cui ti aspetti avvenga l’incotro tra un ragazzino ed un fantasma che ti parla attravero una porta: paura, sfiducia, dubbi sulla propria sanità mentale. La situazione si stabilizza, Jake accetta (più o meno) l’evento ed iniziano i primi barlumi di rapporto tra i due. Poi litigano e lei non si fa sentire per un po’. La reazione di Jake a tale evento è paragonabile alla perdita di un amico di infanzia. Ci viene fatto intendere che, per qualche motivo, Denise esercita un’influenza particolare sul ragazzo, sia al livello di percezione del tempo che di attaccamento, ma la sua reazione risulta esagerata su due fronti diversi. Sul fronte del lettore, non si ha il tempo di afferzionarsi a Denise ed alla relazione che si stava creando, con il risultato che il momento drammatico del distacco viene vissuto come un piagnisteo pesante ed insensato. Sul fronte del protagonista la situazione non è molto diversa. L’amicizia tra i due è iniziata da circa tre giorni (effettivi, viene anche specificato) prima dell’arivo di questo evento. In tre giorni Jake dovrebbe ancora essere occupato a domandarsi se non sia il caso di andare a farsi fare un controllo da uno psicologo, dato che parla da solo con una porta. Comprendo ,comunque, l’intento dell’autrice, ma sarebbe stato più giusto spostare questa situazione di qualche capitolo, dandole più senso. Come è stata impostata risulta solo un grosso scoglio da superare. Personalmente l’ho superato principalmente per una questione di dovere verso Giulia Moretti che mi ha mandato direttamente il cartaceo a casa (ed è stato un bene aver continuato la lettura).

Passando ad aspetti più terra terra, il libro si presenta di una buona lunghezza (circa 260 pagine piene,ovvero tolte introduzioni, indici e simili) e sia in formato ebook che cartaceo. I costi sono poco più alti della media (circa 5 euro per l’ebook e 14 euro per il cartaceo), ma è ben impaginato e la copertina è piuttosto bella e rappresentativa del contenuto. La versione cartacea è quella standard, copertina morbida, nessuna sovraccopertina.

Per la sinossi si è scelto di adottare un metodo che, ultimamente, va per la maggiore ovvero nessun riassunto ma una piccola citazione presa direttamente dal brano. Una scelta commercialmente valida ma che rende più difficile farsi un’idea precisa di cosa si vada ad acquistare.

Riassumendo, “Il passaggio di Jake” è un titolo interssante, un buon libro di compagnia che, però, presenta alcuni difetti su cui bisogna riuscire a passare sopra (ma ne vale la pena fare questo sforzo). Ha il grande pregio di creare un’atmosfera molto famigliare, molto vicina al vissuto comune, rendendo più facile l’affezionarsi ai personaggi. All’atto pratico, nonostante la sinossi suggerisca il contrario, è un romanzo di crescita, dove il mistero ed il paranormale fanno da filo conduttore, ma il cuore principale è negli eventi relativi ai personaggi ed al loro sviluppo, alla loro maturazione.

In definitiva,  è un libro corposo, dai ritmi pacati, ma che sa tenere alta l’attenzione degli appasionati di questo genere.

7/10

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Come un’isola (Monika M.)

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51delve9wnl“Come un’isola è forse scritto unicamente per noi donne , noi donne che ci amiamo così tanto da saper amare in modo unico, senza però tradirci mai . E’ una storia d’amore non convenzionale, complessa, forse malata, tenace , che rivela la fragilità e la forza stessa della protagonista. E’ un invito a darci una possibilità anche quando tutti i segnali indicano pericolo, vivere un amore sapendo che si verrà feriti non per ingenuità ma per coraggio, vincendo la paura del dolore che sappiamo arriverà ma che sarà nulla confrontato ad una assenza di rimpianto. E’ consapevolezza di sé, è controllo, è scelta . Lucrezia , la protagonista, allineerà la sua vita a quella di Victor convinta di poter, come sempre nella sua vita, controllare tutto . Nulla sarà più diverso da ciò che lei aveva pianificato fino a conoscere la travolgente ribellione, fiera del suo orgoglio ingaggerà una guerra con il suo stesso cuore per non concedersi ad un amore non corrisposto . Si tufferà volontariamente in due occhi crudeli e belli sapendo che vi troverà la morte per annegamento, consapevole che quel che dopo l’aspetterà non sarà più vita , ma sopravvivenza scandita da una inguaribile mancanza, dettata però dalla libertà della scelta fatta . Siamo spesso schiavi dei nostri limiti , ma quanto di noi siamo disposti a tradire per oltrepassarli ? << Non bisogna mai partire da un risultato , se lo facessimo tutto sarebbe falsato , ogni gesto e pensiero mutato dal desiderio di giungere dove si è stabilito e non dove veramente siamo attesi… sei enigma e mistero che vivrò per sempre o forse mai più… >> Lucrezia da Come un’isola di Monika M.”

La sinossi di questo libro è strana. Leggendola ti aspetteresti di trovarti di fronte ad un libro di puro romanticismo, quasi una moderna fiaba. La sensazione che si prova, invece, quando si passa al testo è paragonabile a quando scarichi il film di “Biancaneve”, premi play, e ti ritrovi Tinto Brass. Di cosa parla, quindi, il libro?

L’intera trama ruota attorno alla relazione (fin dal momento del loro primo incontro) che si instaura tra Lucrezia ( una giovane donna, figlia di una qualche famiglia aristocratica, afflitta da un particolare problema che la perseguita sin da piccola) e Victor (un uomo maturo, affasciante e dalle particolari doti, che si prostituisce per professione). Nonostante le premesse, la storia non si trascina mai da una scena di sesso all’altra ( perlomeno non nel senso più stretto del termine), ma basa la sua essenza su una struttura relazionale piuttosto complessa.

Lucrezia viene presentata come una ragazza introversa, molto intelligente, e che porta con sé il fardello di anni di , fallimentare, psicoterapia ed il continuo cambio di terapeuta. Ci viene fin da subito raccontato che, fin da bambina, è stata tormentata da incubi in cui rivive memorie non sue, memorie che lei crede siano di una strega ( o perlomeno di una donna accusata di essere tale) sotto inquisizione. Ovviamente tale segreto ha pesantemente influenzato la sua vita dato che a creato intorno a sè non pochi pregiudizi sulla sua salute mentale, rendendola particolarmente introversa. Victor, invece, viene raccontato come un personaggio particolare, affascinante, difficile da comprendere e particolarmente intuitivo (quasi a dar l’impressione che legga nel pensiero). Nel suo lavoro ha un approccio molto professionale, e, per indole, si è specializzato nelle pratiche della “dominazione”. L’intero libro gioca molto sullo scontro di questi due personaggi, di questi due caratteri (a loro modo) ribelli e poco inclini al farsi sopraffare e dominare, e sul come, tramite questi scontri, si avvicinino mentalmente e sentimentalmente.

Data la mancanza di attinenza tra il carattere di Lucrezia ed il tipo di servizio offerto da Victor, la storia sfrutta un piccolo trucco, che farà da filo conduttore della vicenda, per dare il via al tutto. Lucrezia assume Victor per le sue capacità, ma per usarle per uno scopo differente da quello “ludico”. La ragazza è convinta che , rivivendo le esperienze che vede nei “ricordi della strega”, possa riportare a galla l’intero ricordo e ,magari, capire come liberarsene. Il ruolo di Victor, in tutto questo, è quello del finto inquisitore/carnefice.

La cosa che più ho trovato interessante, nel libro, è che, nonostante la storia abbia tutte le basi per adagiarsi sul facile romanzo di un amore fuori dagli schemi, pericoloso e pieno di scene di sesso “proibito”, cammina, invece, sulla linea sottile tra il romantico e l’erotico, tra ciò che è sopraffazione e ciò che è libera scelta. Troppo spesso vedo trame che ruotano attorno al mondo del proibito in cui uno dei due partner (di solito la donna) è completamente sottomesso all’altro, dove il fascino del pericolo, del proibito è rappresentato da personaggi che , nella vita reale, eviteremmo come la peste credendoli psicopatici o stalker. In questo libro, invece, c’è un continuo alternarsi del controllo ed una lotta che assomiglia quasi ad un gioco delle parti. Lui è il “dominatore” professionista, che si permette di trattare lei in modi discutibili, ma è lei che ha chiesto questo, è lei che ha dettato le regole ed i limiti (limiti che lui non prevarica mai). Chi è, quindi, che comanda? Quando non c’è una vera sopraffazione, quando tutti sono liberi di lasciar perdere tutto in qualsiasi momento, si può parlare di libertà di scelta ed indipendenza, a prescindere da quale sia la scelta? È una domanda che mi è sorta durante la lettura perchè, effettivamente, detta la dinamica su cui si basano tutti le scelte (e perchè odio con tutto me stesso quelle storie che puzzano di sopraffazione). Lo scontro tra i due protagonisti ha lo scopo di rompere, uno ad uno, le barriere, le diffidenze e le inibizioni dietro cui sembrano nascondersim e non sono, semplicemente, lotte di dominio.

Passando ai lati negativi, ho poco da dire. L’unico punto che mi ha lasciato stranito per buona parte della storia è stato l’escamotage con cui tutto ha inizio e che dà, spesso, motivo a Lucrezia di restare. Il fatto che lei abbia delle memorie di una strega, nel contesto in cui è calato il personaggio, suona troppo strano, a tratti ridicolo. Tutto si svolge nel mondo reale, in Italia, nella nostra epoca. Un elemento così spiccatamente esoterico, all’interno di una storia romantica/erotica priva di altri elementi simili, sembra quasi una forzatura. Va detto, però, che anche questo elemento è stato ben confezionato. Tralasciando il contenuto di queste memorie (che solo lei afferma essere di una strega), comunque sono disturbanti, creano problemi seri alla protagonista e gettano basi credibili sul perchè sia disposta a fare quel che fa pur di eliminarli, rendendoli un elemento di trama credibile (per quanto bizzarro).

Riassumendo, il libro ha una storia non particolarmente articolata, che però basa la sua narrazione quasi totalmente sul rapporto tra i protagonisti. Tale rapporto è ben strutturato e presenta un ritmo ed un alternarsi di eventi tale da riuscire a reggere il tutto senza risultare pesante. I protagonisti sono interessanti, in particolare quello maschile che incarna un possibile “sogno erotico” femminle credibile e che non getta dubbi sulla sanità mentale di coloro potrebbero trovarlo affascinante. La scelta di mantenere il sesso esplicito ai margini l’ho apprezzata molto, come ho apprezzato il modo in cui è stata trattata una materia così controversa come il BDSM. Il rapporto qualità/lunghezza/costo è ottimo (1,49 euro per 149 pagine) con la possibilità di versione cartacea (più costa, 14 euro).  Molto bella la copertina.

Consiglio la lettura a chi piace il genere od a chi vuole approcciarcisi per la prima volta. Per tutti gli altri, prendetelo a vostra discrezione. Le caratteristiche intrinseche del suo genere di appartenenza sono molto presenti e salde, quindi se non vi piacciono i libri che si basano su intrecci romantici o che trattano argomenti così particolari , credo che non faccia per voi.

Il mio voto finale è

8/10

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ABE (Luca Franceschini )

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“Mani, macchine, mostri, esseri viventi: abbiamo uno scopo? Quali sono i confini della

619fo2bgnwlnostra esistenza? Quanto vale il nostro diritto a esistere rispetto all’analogo diritto altrui?

Un esperimento genetico fuori controllo. Un cacciatore che lo insegue. Ma cosa stanno cercando esattamente, e a cosa li porterà lo scontro finale? Sullo sfondo di un mondo futuro nel quale umani e macchine subiscono uguale sorte quando non sono più utili, in cui chi viene escluso dalla società vive di stenti e degrado tra gli antichi quartieri fatiscenti, la battaglia fra A.B.E. 7 e l’agente Cain 49 porterà entrambi a porsi una domanda dalla quale non torneranno indietro: che senso ha l’esistenza?”

 

Questa recensione mi ha fatto paura. No, non si sta parlando di un horror, nè sono stato minacciato. Ho avuto paura perché mi sono trovato davanti alla possibilità di poter dare il massimo voto ad un libro. Per il modo in cui io recensisco, per come valuto, questa è un’occasione molto rara. Il problema? Recensisco libri e non storie, il che mi costringe a valutare anche il modo in cui il libro viene proposto (copertina, impostazione dei capitoli, costo) ed il primo impatto ( la copertina) non mi aveva lasciato entusiasta ( nè un’altra questione che spiegherò piú  in là), sopratutto perché stiamo parlando di un libro pubblicato da una casa editrice. Iniziamo, però, per gradi.

“Abe” è uno sci-fy vecchio stile, nel senso che sfrutta la scusa dell’evoluzione tecnologica per creare una storia dove è l’umanità, e la sua essenza , a fare da fulcro per tutto. Di cosa parla, quindi? Un esperimento di bio ingegneria scappa dal laboratorio e  viene mandato un “cacciatore” cyborg ad ucciderlo. Detto così non suona interessante, ma non è la trama, di per sé, che rende il libro interessante. L’intera vicenda è narrata in prima persona presente, praticamente dal punto di vista del personaggio,e ad ogni capitolo si passa dal mostro al cacciatore. In base a chi stiamo seguendo ci viene a presentato uno stile di scrittura diverso, come a calco della personalità del personaggio. Lo stile dell’umano cacciatore è freddo, tecnico, praticamente un rapporto di missione puro e semplice, come a rappresentare la dominazione della robotica sulla parte umana. A questo timbro si contrappone quello del mostro che alterna un comportamento istintivo ad un pensiero filosofico improntato sul cercare un senso alla sua esistenza , una identità, in quel mondo per lui quasi sconosciuto. Questa continua alternanza, insieme a capitoli brevi , danno alla storia un buon ritmo e rendono la descrizione degli ambienti e degli eventi ben chiari.

Passando all’ambientazione, si parla di una città futuristica credibile, iper industrializzata, dove l’innovazione sembra essere l’unica cosa che conti. Le descrizioni non sono particolamente estese ma quei pochi dettagli ti forniscono un quadro interessante di background storico e sociale, formando un contesto ben delineato alla vicenda. Ci si muove quasi solamente per le zone più degradate della città, come a voler puntare un faro sugli effetti di determinate scelte nell’approccio al far industria, alla mentalità dell’usa e getta. Il mondo che ci viene accennato è un mondo che sembra perfetto fino a quando non si guarda nei quartieri/discarica abbandonati a sè stessi ed in balia degli ultimo della società.

I personaggi sono avatar di concetti etico/filosofici ben definiti.  Sono strutturati sulla base di un contrasto tra l’interiore e l’esteriore (uomo/robot, mostro/umano) che , a tutti gli effetti, può essere letto come la condizione umana nella sua evoluzione. Il mostro (Abe) rappresenta l’istinto primordiale, i bisogni primari, che combatte, e si alterna, con le sovrastrutture umane quali la ricerca di un significato alla propria esistenza, un luogo a cui appartenere, il bisogno di legami (ecc…). Il cacciatore (Cain), invece,  rappresenta l’umanità civilizzata, fagocitata dall’intrusione, nel proprio essere, della tecnologia che, a conti fatti, lo domina.

Analizzando la storia, la trama pura e semplice, non ci troviamo davanti a nulla di particolarmente innovativo o mai visto riassumibile in : esperimento genetico fallito scappa, cacciatore (pagato dall’azienda che ha prodotto il mostro) lo cerca per ucciderlo. La questione, però, è che la trama non è al centro dell’attenzione, ma lo sono tutti gli elementi con cui si accompagna, i dettagli, il modo in cui viene gestita la narrazione, gli elementi ambientali, che, se messi insieme, creano un puzzle assolutamente fantastico.

Passiamo, ora, ai punti dolente.

 

Bisogna mettere in chiaro che stiamo parlando di una storia di breve/media lunghezza. È, a tutti gli effetti, un racconto di 32 pagine che è stato messo in vendita allo stesso costo di ebook decisamente più corposi (anche se, magari, non così complessi nella stratificazione dei significati).

Non è dalla sua parte neanche la presentazione grafica. La “Delos Digital” ha fatto, a mio parere, un lavoro pessimo con la copertina. La prima impressione è quella di trovarsi di fronte (nei migliori casi) ad un qualche tipo di manuale, più che ad un libro di narrativa. Non c’è un elemento grafico che dia una reale idea del contenuto. Si intravede una strada sfocata, quello che dovrebbe essere un radar spaziale e , in primo piano, un vecchio bambolotto inquietante. Cose a caso, praticamente.

Riassumendo, il libro vale? Si, tanto. È decisamente breve, ma ogni pagina in più sarebbe stata brodo allungato. L’unico modo che mi viene in mente per riequilibrare la bilancia costo/lunghezza è quella di pubblicare il libro come raccolta di storie brevi. La qualità dell’opera è tale che, tenendo bene presente la sua brevità al momento dell’acquisto (e viene specificata e messa in evidenza prima della sinossi, quindi non c’è modo di non saperlo), si può soprassedere. Stiamo comunque parlando di 2 euro, non stiamo acquistando un cartaceo da 10. Se poi siete abbonati a cose come “kindle unlimited” (che è circa come Netflix per i libri), dovete leggerlo. Per la grafica… chiudete gli occhi prima di avviarlo ed andrà tutto bene.

Passiamo al voto. Come ho detto all’inizio, la storia merita un 10 pieno ed una sentita stretta di mano all’autore. Io, però, recensisco libri e nei libri sono compresi anche quegli elementi di contorno che fuoriescono dal lavoro diretto di chi lo scrive. Non me la sento, però, di penalizzarlo troppo togliendo un punto intero.

9 ½ /10

Per l’acquisto

 

Sto tornando… e porto notizie.

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Sono stato assente dal blog per un bel po’…come al solito. Io e la costanza siamo due entità separate., quindi eviterò le solite promesse, ma cercherò, almeno, di farmi vedere ogni tanto.

Entro breve (questa settimana) porterò due recensioni, ovvero  “Abe” e  “Come un’isola”

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, quindi comincerò ad occuparmi de ” Il passaggio di Jake”, che spero di portare entro un mese da oggi.

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Seconda notizia.

non-possiamo-morire-cover01E’ uscito, ufficialmente, il mio secondo libro con il titolo definitivo di “Non possiamo morire”, al prezzo di 1,99 euro. Se non avete idea di cosa stia parlando, ci sono pagine e pagine di anteprime, in questo stesso blog, sotto al nome di “Noi non possiamo morire”.

In caso decidiate di acquistare il libro, vi chiedo solo di recensirlo, lasciare un commento od anche solo un voto (in particolar modo se su Amazon).

Alla prossima.

Odio (Ferrari Andrea) -parte 2-

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Voglio aggiungere, infine, un paio di considerazioni sul voto che intendo mettere. Come al solito non considero “difetti” le problematiche dovute al genere di appartenenza. Se leggo un libro introspettivo non posso lamentarmi di determinate caratteristiche intrinseche. Seconda cosa, il voto finale è molto influenzato da due difetti che, a mio avviso, pesano molto:

1) a prescindere se la malattia del protagonista sia psicologica (quindi determinata da traumi ambientali) o neurologica ( quindi dovuta a danni/problematiche fisiche del suo cervello), non si capisce bene il perchè del suo atteggiamento verso gli altri, del suo odio, nei primi capitoli. L’autore, a mio avviso, pone poca enfasi sul perchè il protagonista odi in maniera così forte il mondo che lo circonda, dando quasi l’impressione che sia immotivato ed impedendo al lettore di comprenderlo e “schierarsi dalla sua parte” (cosa importante dato che l’interesse per il libro si regge molto sull’interesse per il personaggio). Con l’andare avanti della trama si accumulano visto vicende che danno senso al suo atteggiamento, ma esse sono, spesso, derivanti proprio dal suo modo di vedere e fare.

2) Il finale, semplicemente, non c’è. Non è uno spoiler, non ho intenzione di dirvi cosa succede, ma semplicemente vi accorgerete che il libro è finito perché non ci sarà più nulla da leggere. Immagino dovesse essere una specie di finale aperto ad interpretazioni ma sembra che,semplicemente, non abbiano stampato il resto della storia. Il motivo principale di questa sensazione è che il narratore esterno è il protagonista stesso e non ci viene mai fatto capire perché stia narrando, a chi si rivolga o dove si trovi. Non si capisce neanche perché, nella scena finale, lui faccia quello che fa. Arriva così, senza preavviso e, a mio parere, immotivata, se si guarda agli eventi precedenti. Non è un problema da poco, sopratutto se il motivo per cui stai leggendo è sapere dove l’autore vuole andare a parare.

In definitiva, è un brutto libro? No. Ha i suoi momenti interessanti e da molto spazio alla riflessione. Non è decisamente un libro leggero e spensierato, nè per tutti i gusti ma immagino che più di qualcuno non vedrà i difetti che io ho notato. Se siete curiosi vi conviene leggerne un estratto e farvi un’idea vostra.

Voto 6 1/2

Voto medio: 6

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Daniele Conventi

<<precedente

Odio (Ferrari Andrea)

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odio“Andrea sembra incominciare senza particolari intoppi la sua vita. Tra avventure sentimentali e qualche incontro fuori dalle righe, troverà già in giovane età la donna della sua vita. In seguito, però, tutto andrà per il peggio e tra fughe dall’Italia, lavori mal pagati e ricoveri in strutture psichiatriche, dovrà affrontare la desolazione che attanaglia chiunque approcci questo mondo.
Il lavoro seppur inventato è fortemente introspettivo e attinge a piene mani dall’esperienza di vita dell’autore. Il linguaggio a volte spinto è una precisa scelta dell’autore.”

 

“Odio” è un libro particolare sia per la tipologia che per lo stile con cui è stato scritto. La trama ruota intorno alla vita del protagonista che , sin dalla più giovane età, è affetto da diverse ( e gravi) patologie psichiche ( paranoia, complesso di persecuzione ed una sessualità fin troppo esuberante che , spesso, cade nell’onanismo compulsivo). Il libro descrive alcuni episodi della sua vita e di come la sua malattia ne influenzi pesantemente il percorso.

La narrazione avviene attraverso il racconto dello stesso protagonista, come se fosse un libro di memorie. Il narratore/protagonista, oltre a descrivere le sue vicende, riflette sugli eventi ,da lui stesso narrati, descrivendo sia il punto di vista del sè stesso passato che , alcune volte, quello del momento in cui narra, in cui è cosciente di quale sia la sua  condizione medica ( il così detto ” senno del poi”).

L’ambientazione è realistica, la nostra, ma cronologicamente e geograficamente differente da episodio ad episodio. La descrizione degli ambienti non è mai particolarmente approfondita anche se non mancano mai i particolari contestuali che danno un’idea ben precisa del tipo di atmosfera che respira il protagonista. Le descrizioni, infatti, sembrano ricalcare la visione del mondo di lui, in una visione soggettiva dell’ambiente , dettaglio che aiuta molto per quanto riguarda l’immersione nel personaggio. Da ciò scaturisce un’atmosfera generale di squallore e prevaricazione, anche nei contesti di vita più mondana.

Come è ovvio che sia, date le modalità della narrazione, c’è una grande esplorazione della personalità del protagonista che avviene sia in modo diretto (descrivendone le caratteristiche ) che indiretto (tramite lo stile narrativo o gli eventi che vive ). Interessante è il modo in cui l’autore ha deciso di rendere manifeste le ossessioni del personaggio, mettendo in risalto il ripetersi di alcune specifiche azioni (onanismo compulsivo, ad esempio) e degli elementi ambientali su cui il personaggio si focalizza. Una scelta simile ha sia il pregio di rendere più evidenti i disturbi del protagonista fino a (quasi) viverli, che il difetto di far risultare la narrazione più pesante.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, la loro descrizione è, ovviamente, meno accurata ma comunque funzionale al loro ruolo, focalizzata, di solito, su uno o due aspetti principali.

Oltre ad una , ovvia, differenza quantitativa nella strutturazione dei personaggi, se ne nota una anche di metodo. Il protagonista è fisicamente abbozzato. Se ne conoscono le caratteristiche fisiche ma l’autore si concentra di più a farci conoscere la sua psicologia. La faccenda si ribalta con i personaggi che gli girano intorno dove domina più la descrizione esteriore che interiore, spesso abbozzata o assente.

La differenza sopra descritta, comunque, non va interpretata come difetto. In un libro come “Odio” , che presenta continui cambi di luoghi e personaggi, differenti scelte avrebbero appesantito un ritmo di narrazione già pesante di suo. Questa libro, infatti, soffre di una narrazione lenta, a tratti ripetitiva, dovuta sia alla tipoligia di cui fa parte ( le storie introspettive non sono famose per i ritmi al cardiopalma ) sia al fatto che il soggetto trattato non permette grandi variazioni narrative. L’ossessività con cui vengono riproposte alcuni pensieri ed azioni se da da una parte ci permettono di immergerci di più nel personaggio, dall’altra danno una forte sensazione di fastidio e pesantezza.

Al salvataggio di tale situazione arriva la seconda metà del libro dove si presenta un’importante svolta narrativa che andrà a mitigare una parte di questi problemi.

Punto forte della storia è l’originalità. Esistono diverse storie incentrate su malati mentali ma, di solito puntano in due direzioni nette: o pazzo psicopatico o malato da compatire ed aiutare. Qui c’è un mix. La malattia del protagonista, di solito, ha un uso maggiore per la prima categoria , però è affrontata umanizzando il personaggio (anche se non so dire quanto sia verosimile) parlando di un uomo che vive la sua malattia e l’affronta (seconda tipologia), senza andare a smuovere compassione ( non è  certamente un simpaticone amabile ). Decisamente un mix difficile da gestire. Ho apprezzato questa caratteristica in diversi punti di svolta ,che non posso approfondire a causa del rischio spoiler.

Entrando nel punto meramente più commerciale, il libro si presenta con una lunghezza di 90 pagine circa ed un costo medio di 11 euro ( esiste solo il cartaceo). Decisamente breve ma,onestamente, credo sia la lunghezza giusta e oltre le 120 (facendo adeguate aggiunte ) non sarebbe potuto arrivare ( a meno di annacquarlo pesantemente ).

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Noi non possiamo morire – capitolo undicesimo

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disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Camminiamo per altri quattro giorni seguendo la spiaggia. Ogni giorno ci accampiamo sulla sabbia. Li vedo montare quella specie di “stendino” d’ossa e poggiarci sopra una specie di pezza strana, nera.  Il secondo giorno sono andato a vedere meglio. La pezza è un intreccio di capelli.

<< L’acqua di mare evapora con il caldo>> mi ha spiegato Gabino, vedendomi curioso. I capelli assorbono parte del vapore. In qualche modo recuperiamo un po’ d’acqua bevibile.>>.

La sua è una tecnica piuttosto primitiva di distillazione. Immagino che per lui sia un vanto conoscerla.

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Nei giorni seguenti ho provato ad affrontare di nuovo la questione “Oasi”.

<< Com’è li? Perché fai tutto questo?>>.

Gabino mi ha guardato confuso << Credevo ne avessi già parlato>>.

<< Si. Dubito, però, che tu sia stato sincero>>.

<< Allora è inutile che io…

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IL DIVORATORE D’OMBRA

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“Arbor potrebbe essere come il tuo Mondo… Muelnor potrebbe essere come la tua città… e quando la vita dei suoi abitanti è minacciata dall’iniquità, quando ogni valore, ogni giustizia, ogni libertà, diviene menzogna, arriva il tempo della venuta del Profeta. Ma se non trovasse il coraggio, se non dovesse accettare il suo destino, o il suo animo divenisse cieco e sordo alla falsità, allora un’ombra e una cupa disperazione potrebbero segnare il principio della schiavitù eterna.”

“Il divoratore d’ombra” è il primo libro, di una saga, il cui genere d’appartenenza è inquadrabile nel fantasy dai forti toni tra il dark ed il gotico ( nonostante nello store è indicato come horror )

La trama di questo primo libro ruota intorno alla figura di un “profeta” ovvero un prescelto che ha il compito di guidare l’umanità alla salvezza. Il libro si struttura come un enorme prologo. Le 270 pagine ,circa, di cui è composto narrano di un arco temporale di  un paio di giorni in cui avviene il risveglio di questo “profeta” e la sua presa di coscienza di quali siano le sue facoltà ed il suo ruolo. Gli eventi che si scatenano all’interno di questo breve lasso temporale, infatti, hanno lo scopo di avere un “profeta” completamente consapevole di se stesso e dare il via a tutto quello che accadrà nei prossimi libri delineando, al contempo, tutti i personaggi che spalleggeranno il protagonista.

Rimanendo in tema personaggi,la loro caratterizzazione è affidata , in gran parte, al loro aspetto fisico.  Le descrizioni fisiche sono piuttosto dettagliate e suggestive, cadendo , peró, sul lato della personalità, spesso solo accennata. Eccezione a questa “regola” sono i personaggi principali a cui viene dato tempo di mostrarsi per quello che sono e di maturare e cambiare con l’avanzare degli eventi. Le scelte fatte dai protagonisti si dimostrano realistiche ( per il contesto in cui sono immersi), tanto da avermi creato un momento di delusione a causa di alcune aspettative che mi ero fatto sull’agire del “profeta”, aspettandomi un personaggio più attivo e capace nel ruolo(una specie di super eroe improvvisato). Ragionandoci sopra, però, mi sono trovato concorde con le scelte narrative dell’autore in quanto la storia parla di una persona comune che, nell’arco di poco tempo si ritrova con poteri che non padroneggia, non capisce e sono l’unica cosa che possono salvarlo.

Parlando dell’ambientazione, credo che rappresenti il punto forte del libro. L’autore ci mostra , con grande capacità descrittiva, un mondo fantasy in cui tutto è immerso in un’atmosfera distopica. Una grande città medievale dalle decorazioni cupe e spaventose, un forte potere politico/religioso che tiranneggia il popolo, una cultura sociale che vede in riti e ruolo disumanizzanti il massimo delle aspirazioni possibili, una prospera normalità pagata con sangue, dolore e disinteresse. L’esempio che meglio rappresenta la sensazione data dall’atmosfera è di pensare alla prospera Berlino ai tempi del nazismo, per poi inquadrarla nel suo periodo storico ed agli eventi dello stesso.

La mitologia del racconto è piuttosto interessante, articolata e strutturata su un background che la rende credibile. Questo primo libro, inoltre, ci permette di conoscere i dettagli del violento culto che domina la città/ambientazione. Particolarmente apprezzata è stata l’idea di personificare alcuni elementi naturali per poi gestirli come personaggi a se stanti, sfruttandone i punti di vista per narrare eventi che, altrimenti, avrebbero richiesto continui cambi di personaggio.

La trama, nonostante sia riassumibile in un cliché di genere, risulta originale grazie alla presenza di diversi elementi che la discostano dalla classica storia del prescelto, e trascina il lettore grazie a diverse svolte di trama e domande a cui rispondere. La narrazione, per quanto scorrevole e piena di elementi suggestivi, risulta appesantita da una presenza massiccia di neologismi ( nomi di oggetti, razze, clan, entità,ecc…) che si presentano in maniera costante nel racconto, creando problemi a chi non ne ha ben inquadrato i significati ( o non li ricorda). Un glossario a fine libro sarebbe risultato molto comodo.

Una cosa che ho notato (e che nel caso venisse confermata risulterebbe decisamente positiva ) è la presenza di un sottotesto nascosto tra le righe, piccole critiche sociali lasciate qua e là nel racconto. La città, ad esempio, ricorda, in alcuni punti una moderna città industriale trasposta in un contesto fantasy, cittadini indifferenti al dolore ed alle ingiustizie su cui vengono costruite le basi della loro prosperità, ecc. Forse è solo una mia lettura di alcuni elementi del testo, ma credo sia comunque il caso di mettere qhesta cosa in evidenza.

Parliamo, infine, di prezzi. Il libro è disponibile solo in versione cartacea al prezzo di circa 15 euro (anche se, al momento in cui sto scrivendo la recensione, il prezzo è scontato ed arriva a quasi 13 euro). Messo in confronto con libri simili (per lunghezza e materiali usati ) il costo risulta leggermente più alto, ma va considerato che è un libro autopubblicato (fattore che tende a far rialzare in prezzi per cercare di recuperare i costi di produzione). Una nota positiva va data per la copertina veramente ben fatta.

In definitiva “il divoratore d’ombra” risulta essere un libro interessante, con una sua personalità ed una ambientazione accattivante e dal prezzo, tutto sommato, ragionevole. Qualche timore è riservato ai i libri successivi della saga data la scomparsa ( per motivi di trama ) di alcuni degli elementi più interessanti della storia, ma dove qualcosa se ne va altro potrebbe subentrare, quindi rimane solo da aspettare.

Voto riassuntivo

9+