Odio (Ferrari Andrea) -parte 2-

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Voglio aggiungere, infine, un paio di considerazioni sul voto che intendo mettere. Come al solito non considero “difetti” le problematiche dovute al genere di appartenenza. Se leggo un libro introspettivo non posso lamentarmi di determinate caratteristiche intrinseche. Seconda cosa, il voto finale è molto influenzato da due difetti che, a mio avviso, pesano molto:

1) a prescindere se la malattia del protagonista sia psicologica (quindi determinata da traumi ambientali) o neurologica ( quindi dovuta a danni/problematiche fisiche del suo cervello), non si capisce bene il perchè del suo atteggiamento verso gli altri, del suo odio, nei primi capitoli. L’autore, a mio avviso, pone poca enfasi sul perchè il protagonista odi in maniera così forte il mondo che lo circonda, dando quasi l’impressione che sia immotivato ed impedendo al lettore di comprenderlo e “schierarsi dalla sua parte” (cosa importante dato che l’interesse per il libro si regge molto sull’interesse per il personaggio). Con l’andare avanti della trama si accumulano visto vicende che danno senso al suo atteggiamento, ma esse sono, spesso, derivanti proprio dal suo modo di vedere e fare.

2) Il finale, semplicemente, non c’è. Non è uno spoiler, non ho intenzione di dirvi cosa succede, ma semplicemente vi accorgerete che il libro è finito perché non ci sarà più nulla da leggere. Immagino dovesse essere una specie di finale aperto ad interpretazioni ma sembra che,semplicemente, non abbiano stampato il resto della storia. Il motivo principale di questa sensazione è che il narratore esterno è il protagonista stesso e non ci viene mai fatto capire perché stia narrando, a chi si rivolga o dove si trovi. Non si capisce neanche perché, nella scena finale, lui faccia quello che fa. Arriva così, senza preavviso e, a mio parere, immotivata, se si guarda agli eventi precedenti. Non è un problema da poco, sopratutto se il motivo per cui stai leggendo è sapere dove l’autore vuole andare a parare.

In definitiva, è un brutto libro? No. Ha i suoi momenti interessanti e da molto spazio alla riflessione. Non è decisamente un libro leggero e spensierato, nè per tutti i gusti ma immagino che più di qualcuno non vedrà i difetti che io ho notato. Se siete curiosi vi conviene leggerne un estratto e farvi un’idea vostra.

Voto 6 1/2

Voto medio: 6

link al libro

Daniele Conventi

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Odio (Ferrari Andrea)

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odio“Andrea sembra incominciare senza particolari intoppi la sua vita. Tra avventure sentimentali e qualche incontro fuori dalle righe, troverà già in giovane età la donna della sua vita. In seguito, però, tutto andrà per il peggio e tra fughe dall’Italia, lavori mal pagati e ricoveri in strutture psichiatriche, dovrà affrontare la desolazione che attanaglia chiunque approcci questo mondo.
Il lavoro seppur inventato è fortemente introspettivo e attinge a piene mani dall’esperienza di vita dell’autore. Il linguaggio a volte spinto è una precisa scelta dell’autore.”

 

“Odio” è un libro particolare sia per la tipologia che per lo stile con cui è stato scritto. La trama ruota intorno alla vita del protagonista che , sin dalla più giovane età, è affetto da diverse ( e gravi) patologie psichiche ( paranoia, complesso di persecuzione ed una sessualità fin troppo esuberante che , spesso, cade nell’onanismo compulsivo). Il libro descrive alcuni episodi della sua vita e di come la sua malattia ne influenzi pesantemente il percorso.

La narrazione avviene attraverso il racconto dello stesso protagonista, come se fosse un libro di memorie. Il narratore/protagonista, oltre a descrivere le sue vicende, riflette sugli eventi ,da lui stesso narrati, descrivendo sia il punto di vista del sè stesso passato che , alcune volte, quello del momento in cui narra, in cui è cosciente di quale sia la sua  condizione medica ( il così detto ” senno del poi”).

L’ambientazione è realistica, la nostra, ma cronologicamente e geograficamente differente da episodio ad episodio. La descrizione degli ambienti non è mai particolarmente approfondita anche se non mancano mai i particolari contestuali che danno un’idea ben precisa del tipo di atmosfera che respira il protagonista. Le descrizioni, infatti, sembrano ricalcare la visione del mondo di lui, in una visione soggettiva dell’ambiente , dettaglio che aiuta molto per quanto riguarda l’immersione nel personaggio. Da ciò scaturisce un’atmosfera generale di squallore e prevaricazione, anche nei contesti di vita più mondana.

Come è ovvio che sia, date le modalità della narrazione, c’è una grande esplorazione della personalità del protagonista che avviene sia in modo diretto (descrivendone le caratteristiche ) che indiretto (tramite lo stile narrativo o gli eventi che vive ). Interessante è il modo in cui l’autore ha deciso di rendere manifeste le ossessioni del personaggio, mettendo in risalto il ripetersi di alcune specifiche azioni (onanismo compulsivo, ad esempio) e degli elementi ambientali su cui il personaggio si focalizza. Una scelta simile ha sia il pregio di rendere più evidenti i disturbi del protagonista fino a (quasi) viverli, che il difetto di far risultare la narrazione più pesante.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, la loro descrizione è, ovviamente, meno accurata ma comunque funzionale al loro ruolo, focalizzata, di solito, su uno o due aspetti principali.

Oltre ad una , ovvia, differenza quantitativa nella strutturazione dei personaggi, se ne nota una anche di metodo. Il protagonista è fisicamente abbozzato. Se ne conoscono le caratteristiche fisiche ma l’autore si concentra di più a farci conoscere la sua psicologia. La faccenda si ribalta con i personaggi che gli girano intorno dove domina più la descrizione esteriore che interiore, spesso abbozzata o assente.

La differenza sopra descritta, comunque, non va interpretata come difetto. In un libro come “Odio” , che presenta continui cambi di luoghi e personaggi, differenti scelte avrebbero appesantito un ritmo di narrazione già pesante di suo. Questa libro, infatti, soffre di una narrazione lenta, a tratti ripetitiva, dovuta sia alla tipoligia di cui fa parte ( le storie introspettive non sono famose per i ritmi al cardiopalma ) sia al fatto che il soggetto trattato non permette grandi variazioni narrative. L’ossessività con cui vengono riproposte alcuni pensieri ed azioni se da da una parte ci permettono di immergerci di più nel personaggio, dall’altra danno una forte sensazione di fastidio e pesantezza.

Al salvataggio di tale situazione arriva la seconda metà del libro dove si presenta un’importante svolta narrativa che andrà a mitigare una parte di questi problemi.

Punto forte della storia è l’originalità. Esistono diverse storie incentrate su malati mentali ma, di solito puntano in due direzioni nette: o pazzo psicopatico o malato da compatire ed aiutare. Qui c’è un mix. La malattia del protagonista, di solito, ha un uso maggiore per la prima categoria , però è affrontata umanizzando il personaggio (anche se non so dire quanto sia verosimile) parlando di un uomo che vive la sua malattia e l’affronta (seconda tipologia), senza andare a smuovere compassione ( non è  certamente un simpaticone amabile ). Decisamente un mix difficile da gestire. Ho apprezzato questa caratteristica in diversi punti di svolta ,che non posso approfondire a causa del rischio spoiler.

Entrando nel punto meramente più commerciale, il libro si presenta con una lunghezza di 90 pagine circa ed un costo medio di 11 euro ( esiste solo il cartaceo). Decisamente breve ma,onestamente, credo sia la lunghezza giusta e oltre le 120 (facendo adeguate aggiunte ) non sarebbe potuto arrivare ( a meno di annacquarlo pesantemente ).

segue>>

 

Noi non possiamo morire – capitolo undicesimo

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Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Camminiamo per altri quattro giorni seguendo la spiaggia. Ogni giorno ci accampiamo sulla sabbia. Li vedo montare quella specie di “stendino” d’ossa e poggiarci sopra una specie di pezza strana, nera.  Il secondo giorno sono andato a vedere meglio. La pezza è un intreccio di capelli.

<< L’acqua di mare evapora con il caldo>> mi ha spiegato Gabino, vedendomi curioso. I capelli assorbono parte del vapore. In qualche modo recuperiamo un po’ d’acqua bevibile.>>.

La sua è una tecnica piuttosto primitiva di distillazione. Immagino che per lui sia un vanto conoscerla.

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Nei giorni seguenti ho provato ad affrontare di nuovo la questione “Oasi”.

<< Com’è li? Perché fai tutto questo?>>.

Gabino mi ha guardato confuso << Credevo ne avessi già parlato>>.

<< Si. Dubito, però, che tu sia stato sincero>>.

<< Allora è inutile che io…

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IL DIVORATORE D’OMBRA

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“Arbor potrebbe essere come il tuo Mondo… Muelnor potrebbe essere come la tua città… e quando la vita dei suoi abitanti è minacciata dall’iniquità, quando ogni valore, ogni giustizia, ogni libertà, diviene menzogna, arriva il tempo della venuta del Profeta. Ma se non trovasse il coraggio, se non dovesse accettare il suo destino, o il suo animo divenisse cieco e sordo alla falsità, allora un’ombra e una cupa disperazione potrebbero segnare il principio della schiavitù eterna.”

“Il divoratore d’ombra” è il primo libro, di una saga, il cui genere d’appartenenza è inquadrabile nel fantasy dai forti toni tra il dark ed il gotico ( nonostante nello store è indicato come horror )

La trama di questo primo libro ruota intorno alla figura di un “profeta” ovvero un prescelto che ha il compito di guidare l’umanità alla salvezza. Il libro si struttura come un enorme prologo. Le 270 pagine ,circa, di cui è composto narrano di un arco temporale di  un paio di giorni in cui avviene il risveglio di questo “profeta” e la sua presa di coscienza di quali siano le sue facoltà ed il suo ruolo. Gli eventi che si scatenano all’interno di questo breve lasso temporale, infatti, hanno lo scopo di avere un “profeta” completamente consapevole di se stesso e dare il via a tutto quello che accadrà nei prossimi libri delineando, al contempo, tutti i personaggi che spalleggeranno il protagonista.

Rimanendo in tema personaggi,la loro caratterizzazione è affidata , in gran parte, al loro aspetto fisico.  Le descrizioni fisiche sono piuttosto dettagliate e suggestive, cadendo , peró, sul lato della personalità, spesso solo accennata. Eccezione a questa “regola” sono i personaggi principali a cui viene dato tempo di mostrarsi per quello che sono e di maturare e cambiare con l’avanzare degli eventi. Le scelte fatte dai protagonisti si dimostrano realistiche ( per il contesto in cui sono immersi), tanto da avermi creato un momento di delusione a causa di alcune aspettative che mi ero fatto sull’agire del “profeta”, aspettandomi un personaggio più attivo e capace nel ruolo(una specie di super eroe improvvisato). Ragionandoci sopra, però, mi sono trovato concorde con le scelte narrative dell’autore in quanto la storia parla di una persona comune che, nell’arco di poco tempo si ritrova con poteri che non padroneggia, non capisce e sono l’unica cosa che possono salvarlo.

Parlando dell’ambientazione, credo che rappresenti il punto forte del libro. L’autore ci mostra , con grande capacità descrittiva, un mondo fantasy in cui tutto è immerso in un’atmosfera distopica. Una grande città medievale dalle decorazioni cupe e spaventose, un forte potere politico/religioso che tiranneggia il popolo, una cultura sociale che vede in riti e ruolo disumanizzanti il massimo delle aspirazioni possibili, una prospera normalità pagata con sangue, dolore e disinteresse. L’esempio che meglio rappresenta la sensazione data dall’atmosfera è di pensare alla prospera Berlino ai tempi del nazismo, per poi inquadrarla nel suo periodo storico ed agli eventi dello stesso.

La mitologia del racconto è piuttosto interessante, articolata e strutturata su un background che la rende credibile. Questo primo libro, inoltre, ci permette di conoscere i dettagli del violento culto che domina la città/ambientazione. Particolarmente apprezzata è stata l’idea di personificare alcuni elementi naturali per poi gestirli come personaggi a se stanti, sfruttandone i punti di vista per narrare eventi che, altrimenti, avrebbero richiesto continui cambi di personaggio.

La trama, nonostante sia riassumibile in un cliché di genere, risulta originale grazie alla presenza di diversi elementi che la discostano dalla classica storia del prescelto, e trascina il lettore grazie a diverse svolte di trama e domande a cui rispondere. La narrazione, per quanto scorrevole e piena di elementi suggestivi, risulta appesantita da una presenza massiccia di neologismi ( nomi di oggetti, razze, clan, entità,ecc…) che si presentano in maniera costante nel racconto, creando problemi a chi non ne ha ben inquadrato i significati ( o non li ricorda). Un glossario a fine libro sarebbe risultato molto comodo.

Una cosa che ho notato (e che nel caso venisse confermata risulterebbe decisamente positiva ) è la presenza di un sottotesto nascosto tra le righe, piccole critiche sociali lasciate qua e là nel racconto. La città, ad esempio, ricorda, in alcuni punti una moderna città industriale trasposta in un contesto fantasy, cittadini indifferenti al dolore ed alle ingiustizie su cui vengono costruite le basi della loro prosperità, ecc. Forse è solo una mia lettura di alcuni elementi del testo, ma credo sia comunque il caso di mettere qhesta cosa in evidenza.

Parliamo, infine, di prezzi. Il libro è disponibile solo in versione cartacea al prezzo di circa 15 euro (anche se, al momento in cui sto scrivendo la recensione, il prezzo è scontato ed arriva a quasi 13 euro). Messo in confronto con libri simili (per lunghezza e materiali usati ) il costo risulta leggermente più alto, ma va considerato che è un libro autopubblicato (fattore che tende a far rialzare in prezzi per cercare di recuperare i costi di produzione). Una nota positiva va data per la copertina veramente ben fatta.

In definitiva “il divoratore d’ombra” risulta essere un libro interessante, con una sua personalità ed una ambientazione accattivante e dal prezzo, tutto sommato, ragionevole. Qualche timore è riservato ai i libri successivi della saga data la scomparsa ( per motivi di trama ) di alcuni degli elementi più interessanti della storia, ma dove qualcosa se ne va altro potrebbe subentrare, quindi rimane solo da aspettare.

Voto riassuntivo

9+

Non possiamo morire – capitolo decimo

disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Un brivido mi scorre lungo la schiena, ricordando l’ultima volta che sono stato chiamato così.

Giulia, si fionda davanti, ponendosi tra me e loro, gettando a terra Gabino.

<< NON VI AVVICINATE!>> urla, mentre stende le braccia quasi  a voler sembrare più grande.

Ha il coltello di Gabino ben stretto in mano.

Anche il sacerdote nota l’arma, dà una rapida occhiata alla sua cintura vuota.

Gli altri seguaci alzano la testa e puntano la ragazza. Si mettono in ginocchio. Estraggono i coltelli.

<< Cosa sta facendo tua donna?>> mi chiede il sacerdote.

<<Vuole difendermi>>.

<<Perché?>>.

Mi guardo intorno. Tutti si stanno avvicinando, ci accerchiano.

<< Fermi!>> urlo << Non vi avvicinate>>.

Si fermano, abbassano la testa, tornano in ginocchio ma nessuno rinfodera l’arma.

<<Perché?>> continua a domandare Gabino, quasi in una supplica.

<< Voi no mangia…

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Il male della galassia (Marco Alfaroli)

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“Il pianeta Bhlyss fu conquistato dall’Impero prima che questo crollasse consumato da una guerra civile. Oggi la Terra ha finalmente ritrovato la democrazia e il Presidente del sistema solare fa alleanze con i sistemi vicini per costruire l’ambita Federazione dei pianeti uniti. Ma una nuova minaccia irrompe all’improvviso nella Galassia e sarà necessario l’impegno di tutti per fronteggiarla.”

 

“Il male della galassia” è un libro sci-fy/ fantasy (nella descrizione troverete anche horror, ma personalmente non ne ho trovato traccia) ambientato in una galassia abitata da diverse razze. L’impianto dell’ambientazione si basa sull’idea , ormai quasi classica, di un impero terrestre che ha colonizzato, grazie alle armi, diversi pianeti, su cui ha imposto il suo volere con la forza. Successivamente però, sia grazie ad una smodata sete di potere dell’imperatore, che spinto dalla sua brama ha diviso troppo le sue forze militari per conquistare tutto più in fretta, sia grazie alla nascita di moti rivoltosi , la politica terrestre cambia rotta e passa ad una diplomazia parlamentare sulla falsariga di quella americana.

Il cambiamento di ideologia, sopratutto nella “politica estera”, porterà le forze terrestri ad intervenire in aiuto alle ex colonie, ora ufficialmente alleate (anche se con molto riserbo da parte delle diverse specie aliene).

Uno dei centri nevralgici della trama (nonche ambientazione maggioritaria) è il pianeta Bhlyss , abitato da tre diverse specie intelligenti dalle forme associabili ai serpenti. Le tre specie sono avversarie tra loro, ma teoricamente complementari. C’è quella guerriera, quella basata sulla scienza e sullo sviluppo tecnologico e quella basata sulla mimesi e sullo spionaggio. La loro caratterizzazione è piuttosto intelligente e rende le tre razze interessanti ed accattivanti. Tutte le caratteristiche (fisiche, cultuali e mentali) sono state strutturate per andare d’accordo con il loro ruolo nella storia e per dare un senso “evolutivo” alla razza ed alle loro peculiarità.

Anche l’ambiente naturale di Bhlyss sembra essere stato strutturato per rimanere coerente con il tipo di creature che lo abitano. L’atmosfera è molto simile a quella tropicale terrestre ed il ciclo giorno/notte è alterato dalla presenza di due soli (uno più caldo dell’altro) che si alternano costantemente. Tale alternanza permette ai bhlyssiani, totalmente a sangue freddo, di mantenere una temperatura corporea sufficientemente alta per muoversi anche di notte.

Nel complesso, quindi, l’ambientazione presenta tanti dettagli (ce ne sono altri, oltre quelli citati, ma non ho intenzione di mettermi ad elencarli) che, singolarmente, risultano, nel migliore dei casi, piacevoli attenzioni, ma che messi insieme danno un senso di coerenza interna piuttosto alto.

Passando ai personaggi, il gruppo di protagonisti è piuttosto variegato ed ha almeno una rappresentanza per ogni specie coinvolta. I protagonisti alieni, nello specifico, svolgono il ruolo di esemplare di riferimento per la loro razza, ovvero incorporano le caratteristiche più peculiari della loro specie di appartenenza e tramite loro il lettore ha modo di esplorarne i modi di fare e le particolarità culturali. Non è un caso, infatti, che in due casi su tre gli alieni del gruppo sono anche i leader del loro popolo.

Per quanto riguarda i due protagonisti umani, ho avuto l’impressione che la loro presenza sia dovuta, perlopiù, per la creazione di una maggiore immedesimazione del lettore in figure più familiari. In questo libro, infatti, agli umani non è dato molto spazio. Ci sono, e sono caratterizzati anche bene, compresi i personaggi secondari , ma sono quasi trascinati dagli eventi e non sono mai i fautori delle soluzioni. Partecipano, danno il loro meglio e si sacrificano, buona parte della narrazione è incentrata sugli eventi sulla Terra, sul passato dei terrestri e su quello che fanno per ripagare dei loro errori, ma la figura dei leoni è tutta delle razze aliene. Per qualcuno questa scelta d’impostazione può risultare un difetto, io la vedo come un pregio. Trovarsi difronte al solito sci-fy pieno di razze aliene interessanti che fanno semplicemente da spalla agli eroici e potenti umani sarebbe stato noioso, quindi ho preferito questo approccio. Gli umani ci sono, hanno il loro spazio narrativo ma sono gli alieni a farla da padroni.

Passando ad un livello più tecnico, la narrazione è piuttosto scorrevole. Il libro, di per sè, non è particolamente lungo, ma è denso di fatti su cui ci si sofferma per un tempo ben calibrato , il necessario per capire senza dar l’impressione di andare di corsa. I momenti morti sono quasi del tutto assenti. Se c’è narrazione è sempre puntata su un evento di una certa importanza, che sia per la trama o per lo sviluppo dei personaggi. Non sono presenti descrizioni arzigogolate, ma sempre di breve durata ed efficaci a dar l’idea di cosa stia succedendo o di come sia fatto un particolare elemento.

La coerenza narrativa è di buon livello. Gli eventi chiave hanno ripercussioni su quelli successivi, anche in maniera indiretta  ed alcune informazioni presentate durante la narrazione hanno un valore maggiore di quello che ci si aspetta. Ogni collegamento tra gli eventi è logico e sensato, frutto di un “causa-effetto” ben pensato.

Di per sè la trama non è nulla di particolarmente originale ( riassumibile in “diversi popoli, tra di loro nemici, uniscono le forze per combattere una minaccia comune), ma presente spunti e dettagli originali che la rendono interessante, sopratutto perchè fa molto perno sulla curiosità di capire chi o che cosa ci sia dietro gli attacchi. C’è da aggiungere che, nonostante il libro sia il secondo di una saga di (almeno) tre, la storia può essere letta anche in maniera autoconclusiva, senza dover per forza andare alla ricerca di altri libri o rischiare di non comprendere gli eventi narrati.

Chiudiamo con il prezzo di copertina di 1,99 euro per la versione ebook, e 10,40 euro per il cartaceo, per circa 150 pagine. Siamo nello standard.

La copertina è ben disegnata e permette di avere un’idea più solida del tipo di creature presenti su Bhlyss (tra l’altro è disponibile, per chi fosse interessato, anche l’artbook sulla saga).

8+/10

Link al libro

Non possiamo morire – nono episodio

disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Noi non possiamo morire

Nono episodio

Il sole è già scomparso quando, finalmente, ci fermiamo.

Abbiamo fatto tutto il tragitto in compagnia dei predatori che ci hanno salvato. Sono in dodici, armati e decisamente più in forma di me e Giulia. Il loro capo, sembra il più temibile. Sotto quella veste di pelle si intravede un fisico a malapena intaccato dalla carestia, come se avesse sempre mangiato regolarmente.

Da come ci trattano non sembra che ci abbiano salvato per qualche tipo di guadagno. Sono amichevoli e se volevano mangiarci, saremmo già stati spolpati senza problemi.

Io e Giulia ci ritroviamo a stare mano nella mano, quasi per confortarci.

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Il tragitto si è svolto in un clima di silenzio e rispetto. Nel buio della notte, nessuno ha mai superato il capo e mai ha osato guardarlo in…

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LA BATTAGLIA DI AQUIRAMA (Andrea Zanotti)

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“Orde di cavalieri selvaggi del Quarto dell’Aria da una parte, Legioni del Quarto della Terra dall’altra e Aquirama nel mezzo.
La città Stato capace di mantenersi indipendente dalla sua fondazione, che la leggenda vuole sia avvenuta per opera del divino Dragone Rosso Stige, è sull’orlo del baratro. Riuscirà il Drakoi, suprema guida spiritale e militare, ad avere la meglio sui nemici esterni e su quelli che tramano all’interno stesso delle mura cittadine?
In un giorno e in una notte la storia millenaria della città potrebbe essere sconvolta.”

 

“La battaglia di Aquirama” è un fantasy dai toni e dalle caratteristiche piuttosto tipiche per il genere. Mancano le classiche razze (ci sono solo gli umani), ma l’ambientazione è medievale, c’è la magia (elementale), gli scontri si svolgono a suon di frecce, scudi ed armi in metallo, con occasionali usi di (rari) esplosivi rudimentali.

A grandi linee il mondo ci viene presentato diviso in quattro macro aree (quarto dell’acqua, della terra, del fuoco e dell’aria) abitate da popolazioni che, per usi e modi di fare, riflettono l’elemento a cui è associato il loro territorio. Il quarto dell’ aria è formato, perlopiù,  da praterie ed abitati da popoli liberi e barbarici. Il quarto della terra è abitato da una popolazione militarizzata, le cui tattiche belliche risultato più ragionate e dall’approccio piú difensivo. Il popolo del quarto del fuoco è teocratico e gestito da un culto legato ad una divinatá drago fondatrice e protettrice del regno, oltre ad aver accesso a (pochi ) esplosivi di difficile produzione. Del quarto dell’acqua non ci è dato saperne niente. Ogni popolazione (ad eccezione del fuoco ) ha accesso ,tramite i maghi, alla magia correlata al loro elemento, anche se sembra limitarsi all’evocazione di elementali potenti ma pericolosi anche per chi li evoca.

Descritta così l’ambientazione dà l’idea di qualcosa di banale, di già sentito, ed in effetti l’aspetto generale del mondo di questo libro è infarcito di molti clichè del genere, ma hanno un loro motivo di essere e sono stati usati in maniera intelligente. Leggendo il libro ci si rende conto che l’intento dell’autore è quello di raccontare un “piccolo” evento, concentrarsi su quello e buttare il lettore ,il più velocemente possibile, al centro dell’azione. L’unico modo per fare questo è “abbozzare” uno sfondo semplice e facile da ricordare, che permetta di dare un’identità di base alle fazioni coinvolte, ma che non richieda troppo tempo per essere descritte, ovvero usare delle fondamenta stereotipate.

I cliché usati, comunque, non vanno a minare quella che è la personalità del racconto. Con l’andare avanti della storia, infatti, alle semplici basi vengono aggiunti dettagli e rifiniture che vanno ad aggiungere carattere e peculiarità interessanti alle varie popolazioni, una storia ed una cultura. Un esempio lampante è il popolo dell’aria formato da diverse tribù unite per lo scopo finale, ma completamente diverse l’una dall’altra e tutte ben caratterizzate nell’abbigliamento e nel modo di porsi in battaglia.

L’idea di scegliere un arco narrativo e temporale ristretto, unito alla semplicità delle basi, si va a riflettere in una coerenza dell’ambientazione piuttosto alta. Personalmente non ho mai notato momenti in cui gli eventi descritti risultassero impossibili.

Passando alla trama, come già  accennato, il nucleo di base su cui ruota tramite tutto il libro è piuttosto semplice: il regno di Aquirama, potente polo commerciale, la cui intoccabilità è sempre stata legata alla (ormai solo) legenda del divino drago fondatore e protettore, si trova a dover affrontare l’assalto contemporaneo, e su fronti diversi, del regno dell’aria e della terra. Partendo, peró, da questo semplice spunto, l’autore è andato ad innestare diverse sotto trame ed eventi che fanno da carburante all’intera vicenda. Nel conflitto, infatti, inizieranno a scoprirsi patti ed alleanze segrete, tradimenti tra fazioni, astuzie ed azioni di sabotaggio, che rimodelleranno le tattiche e l’andamento della guerra, ma sempre in maniera credibile (per il contesto fantasy in cui è immerso ).

La storia, in generale, prende e scorre facilmente. L’alternanza tra momenti bellici e sotterfugi permette una buona variazione della narrazione ed evita la ripetizione. Unico punto dolente, a mio avviso, è proprio nel continuo cambio di scenario. Tutta il libro regge la propria narrativa sulla struttura del romanzo corale , quindi su punti di vista diversificati e sul continuo cambio di location. L’autore ha inserito sia una mappa delle zone sia (nei titoli ) l’indice del dove e di chi si stà parlando, ma tale struttura potrebbe portare in confusione un lettore occasionale, che si ritroverà ad orientarsi più sui personaggi che sui luoghi.

Parlando.dei personaggi, vale la stessa cosa che vale per il resto del libro. Essi sono figli delle basi da cui nascono ma, allo stesso tempo, vivono di vita propria. Alcuni risultano più memorabili di altri ma tutti hanno qualcosa che li caratterizza, prendendo spessore mano a mano che se ne raccontano le vicende. Non è difficile pensare di ritrovarsi a simpatizzare per uno o più personaggi ed a preferirne gli archi narrativi.

In definitiva ci troviamo davanti ad un libro di intrattenimento scritto in maniera intelligente. Dove il fantasy, di solito, parla di storie di ampio respiro cronologico e le battaglie si inseriscono nelle strorie come parentesi di viaggi e di eventi più grandi,qui ci si concentra in meno di due giorni, in un’unica battaglia, ma fatta bene, ben descritta e dagli esiti imprevedibili. Nessuno è l’oscuro signore da sconfiggere ed in ogni schieramento c’è qualcuno per cui tifare.

Il prezzo, infine, è onesto per un ebook ,considerando che è acquistabile a 2,49 euro per 280 pagine abbondanti (senza tener conto della possibilità di leggere gratis i suoi libri sul suo blog).

8+/10

Link al libro

 

 

 

Una pagina al giorno – ottavo episodio

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disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Noi non possiamo morire

Ottavo episodio

Camminiamo per giorni, da quando ci svegliamo fino a quando il sole raggiunge lo zenit. Alcune volte ci fermiamo prima.

Io continuo a zoppicare. Giulia è stanca. Si è sobbarcata il mio peso per tutto il tempo della fuga e fino al mio risveglio. Probabilmente ha dormito poco per paura di essere presa di nuovo.

Ora dorme più tranquilla. Si agita ogni tanto, in preda alla fame, ma la lascio dormire mentre io mi sobbarco la maggior parte dei turni di guardia.

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La vedo cambiata. Mi fissa spesso. Lo fa con uno sguardo strano, intenso. Questo mi riempie di angoscia. Comincio a credere che lei mi abbia mangiato. Non so quando, se durante la prigionia o durante la fuga. Mi ha mangiato. E questo cambia tutto.

Ho visto questo sguardo…

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Una pagina al giorno – settimo episodio

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Il settimo episodio creato grazie alla collaborazione con Dino Rotoli e la sua pagina “disegnare da adulti”

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Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Noi non possiamo morire

Settimo episodio

Giulia stava masticando qualcosa. Era fibrosa, dura, ma piena di liquido dolciastro. Non aveva idea di come e quando avesse iniziato a masticare.

Come svegliandosi da uno strano sogno, pian piano focalizzò ciò che aveva avanti. Stava masticando con foga la giugulare di un uomo.

Il collo, completamente smembrato, metteva ben in evidenza un tratto di spina dorsale coprendola solo con sangue fresco, viscido e continuamente buttato fuori dai vasi sanguigni strappati a morsi.

Giulia stessa aveva mani e volto coperti del liquido viscido e ancora caldo, e buona parte le era sceso giù nella gola dissetandola.

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Presa coscienza di ciò che stava facendo, iniziò a tremare mentre i ricordi dei minuti precedenti prendevano posto nella sua mente.

Lei si allontanò dal corpo divorato, rintanandosi in un angolo e chiudendo…

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