Come un’isola (Monika M.)

Tag

, , , , , , , , , ,

51delve9wnl“Come un’isola è forse scritto unicamente per noi donne , noi donne che ci amiamo così tanto da saper amare in modo unico, senza però tradirci mai . E’ una storia d’amore non convenzionale, complessa, forse malata, tenace , che rivela la fragilità e la forza stessa della protagonista. E’ un invito a darci una possibilità anche quando tutti i segnali indicano pericolo, vivere un amore sapendo che si verrà feriti non per ingenuità ma per coraggio, vincendo la paura del dolore che sappiamo arriverà ma che sarà nulla confrontato ad una assenza di rimpianto. E’ consapevolezza di sé, è controllo, è scelta . Lucrezia , la protagonista, allineerà la sua vita a quella di Victor convinta di poter, come sempre nella sua vita, controllare tutto . Nulla sarà più diverso da ciò che lei aveva pianificato fino a conoscere la travolgente ribellione, fiera del suo orgoglio ingaggerà una guerra con il suo stesso cuore per non concedersi ad un amore non corrisposto . Si tufferà volontariamente in due occhi crudeli e belli sapendo che vi troverà la morte per annegamento, consapevole che quel che dopo l’aspetterà non sarà più vita , ma sopravvivenza scandita da una inguaribile mancanza, dettata però dalla libertà della scelta fatta . Siamo spesso schiavi dei nostri limiti , ma quanto di noi siamo disposti a tradire per oltrepassarli ? << Non bisogna mai partire da un risultato , se lo facessimo tutto sarebbe falsato , ogni gesto e pensiero mutato dal desiderio di giungere dove si è stabilito e non dove veramente siamo attesi… sei enigma e mistero che vivrò per sempre o forse mai più… >> Lucrezia da Come un’isola di Monika M.”

La sinossi di questo libro è strana. Leggendola ti aspetteresti di trovarti di fronte ad un libro di puro romanticismo, quasi una moderna fiaba. La sensazione che si prova, invece, quando si passa al testo è paragonabile a quando scarichi il film di “Biancaneve”, premi play, e ti ritrovi Tinto Brass. Di cosa parla, quindi, il libro?

L’intera trama ruota attorno alla relazione (fin dal momento del loro primo incontro) che si instaura tra Lucrezia ( una giovane donna, figlia di una qualche famiglia aristocratica, afflitta da un particolare problema che la perseguita sin da piccola) e Victor (un uomo maturo, affasciante e dalle particolari doti, che si prostituisce per professione). Nonostante le premesse, la storia non si trascina mai da una scena di sesso all’altra ( perlomeno non nel senso più stretto del termine), ma basa la sua essenza su una struttura relazionale piuttosto complessa.

Lucrezia viene presentata come una ragazza introversa, molto intelligente, e che porta con sé il fardello di anni di , fallimentare, psicoterapia ed il continuo cambio di terapeuta. Ci viene fin da subito raccontato che, fin da bambina, è stata tormentata da incubi in cui rivive memorie non sue, memorie che lei crede siano di una strega ( o perlomeno di una donna accusata di essere tale) sotto inquisizione. Ovviamente tale segreto ha pesantemente influenzato la sua vita dato che a creato intorno a sè non pochi pregiudizi sulla sua salute mentale, rendendola particolarmente introversa. Victor, invece, viene raccontato come un personaggio particolare, affascinante, difficile da comprendere e particolarmente intuitivo (quasi a dar l’impressione che legga nel pensiero). Nel suo lavoro ha un approccio molto professionale, e, per indole, si è specializzato nelle pratiche della “dominazione”. L’intero libro gioca molto sullo scontro di questi due personaggi, di questi due caratteri (a loro modo) ribelli e poco inclini al farsi sopraffare e dominare, e sul come, tramite questi scontri, si avvicinino mentalmente e sentimentalmente.

Data la mancanza di attinenza tra il carattere di Lucrezia ed il tipo di servizio offerto da Victor, la storia sfrutta un piccolo trucco, che farà da filo conduttore della vicenda, per dare il via al tutto. Lucrezia assume Victor per le sue capacità, ma per usarle per uno scopo differente da quello “ludico”. La ragazza è convinta che , rivivendo le esperienze che vede nei “ricordi della strega”, possa riportare a galla l’intero ricordo e ,magari, capire come liberarsene. Il ruolo di Victor, in tutto questo, è quello del finto inquisitore/carnefice.

La cosa che più ho trovato interessante, nel libro, è che, nonostante la storia abbia tutte le basi per adagiarsi sul facile romanzo di un amore fuori dagli schemi, pericoloso e pieno di scene di sesso “proibito”, cammina, invece, sulla linea sottile tra il romantico e l’erotico, tra ciò che è sopraffazione e ciò che è libera scelta. Troppo spesso vedo trame che ruotano attorno al mondo del proibito in cui uno dei due partner (di solito la donna) è completamente sottomesso all’altro, dove il fascino del pericolo, del proibito è rappresentato da personaggi che , nella vita reale, eviteremmo come la peste credendoli psicopatici o stalker. In questo libro, invece, c’è un continuo alternarsi del controllo ed una lotta che assomiglia quasi ad un gioco delle parti. Lui è il “dominatore” professionista, che si permette di trattare lei in modi discutibili, ma è lei che ha chiesto questo, è lei che ha dettato le regole ed i limiti (limiti che lui non prevarica mai). Chi è, quindi, che comanda? Quando non c’è una vera sopraffazione, quando tutti sono liberi di lasciar perdere tutto in qualsiasi momento, si può parlare di libertà di scelta ed indipendenza, a prescindere da quale sia la scelta? È una domanda che mi è sorta durante la lettura perchè, effettivamente, detta la dinamica su cui si basano tutti le scelte (e perchè odio con tutto me stesso quelle storie che puzzano di sopraffazione). Lo scontro tra i due protagonisti ha lo scopo di rompere, uno ad uno, le barriere, le diffidenze e le inibizioni dietro cui sembrano nascondersim e non sono, semplicemente, lotte di dominio.

Passando ai lati negativi, ho poco da dire. L’unico punto che mi ha lasciato stranito per buona parte della storia è stato l’escamotage con cui tutto ha inizio e che dà, spesso, motivo a Lucrezia di restare. Il fatto che lei abbia delle memorie di una strega, nel contesto in cui è calato il personaggio, suona troppo strano, a tratti ridicolo. Tutto si svolge nel mondo reale, in Italia, nella nostra epoca. Un elemento così spiccatamente esoterico, all’interno di una storia romantica/erotica priva di altri elementi simili, sembra quasi una forzatura. Va detto, però, che anche questo elemento è stato ben confezionato. Tralasciando il contenuto di queste memorie (che solo lei afferma essere di una strega), comunque sono disturbanti, creano problemi seri alla protagonista e gettano basi credibili sul perchè sia disposta a fare quel che fa pur di eliminarli, rendendoli un elemento di trama credibile (per quanto bizzarro).

Riassumendo, il libro ha una storia non particolarmente articolata, che però basa la sua narrazione quasi totalmente sul rapporto tra i protagonisti. Tale rapporto è ben strutturato e presenta un ritmo ed un alternarsi di eventi tale da riuscire a reggere il tutto senza risultare pesante. I protagonisti sono interessanti, in particolare quello maschile che incarna un possibile “sogno erotico” femminle credibile e che non getta dubbi sulla sanità mentale di coloro potrebbero trovarlo affascinante. La scelta di mantenere il sesso esplicito ai margini l’ho apprezzata molto, come ho apprezzato il modo in cui è stata trattata una materia così controversa come il BDSM. Il rapporto qualità/lunghezza/costo è ottimo (1,49 euro per 149 pagine) con la possibilità di versione cartacea (più costa, 14 euro).  Molto bella la copertina.

Consiglio la lettura a chi piace il genere od a chi vuole approcciarcisi per la prima volta. Per tutti gli altri, prendetelo a vostra discrezione. Le caratteristiche intrinseche del suo genere di appartenenza sono molto presenti e salde, quindi se non vi piacciono i libri che si basano su intrecci romantici o che trattano argomenti così particolari , credo che non faccia per voi.

Il mio voto finale è

8/10

Link al libro

ABE (Luca Franceschini )

Tag

, , , , , , ,

“Mani, macchine, mostri, esseri viventi: abbiamo uno scopo? Quali sono i confini della

619fo2bgnwlnostra esistenza? Quanto vale il nostro diritto a esistere rispetto all’analogo diritto altrui?

Un esperimento genetico fuori controllo. Un cacciatore che lo insegue. Ma cosa stanno cercando esattamente, e a cosa li porterà lo scontro finale? Sullo sfondo di un mondo futuro nel quale umani e macchine subiscono uguale sorte quando non sono più utili, in cui chi viene escluso dalla società vive di stenti e degrado tra gli antichi quartieri fatiscenti, la battaglia fra A.B.E. 7 e l’agente Cain 49 porterà entrambi a porsi una domanda dalla quale non torneranno indietro: che senso ha l’esistenza?”

 

Questa recensione mi ha fatto paura. No, non si sta parlando di un horror, nè sono stato minacciato. Ho avuto paura perché mi sono trovato davanti alla possibilità di poter dare il massimo voto ad un libro. Per il modo in cui io recensisco, per come valuto, questa è un’occasione molto rara. Il problema? Recensisco libri e non storie, il che mi costringe a valutare anche il modo in cui il libro viene proposto (copertina, impostazione dei capitoli, costo) ed il primo impatto ( la copertina) non mi aveva lasciato entusiasta ( nè un’altra questione che spiegherò piú  in là), sopratutto perché stiamo parlando di un libro pubblicato da una casa editrice. Iniziamo, però, per gradi.

“Abe” è uno sci-fy vecchio stile, nel senso che sfrutta la scusa dell’evoluzione tecnologica per creare una storia dove è l’umanità, e la sua essenza , a fare da fulcro per tutto. Di cosa parla, quindi? Un esperimento di bio ingegneria scappa dal laboratorio e  viene mandato un “cacciatore” cyborg ad ucciderlo. Detto così non suona interessante, ma non è la trama, di per sé, che rende il libro interessante. L’intera vicenda è narrata in prima persona presente, praticamente dal punto di vista del personaggio,e ad ogni capitolo si passa dal mostro al cacciatore. In base a chi stiamo seguendo ci viene a presentato uno stile di scrittura diverso, come a calco della personalità del personaggio. Lo stile dell’umano cacciatore è freddo, tecnico, praticamente un rapporto di missione puro e semplice, come a rappresentare la dominazione della robotica sulla parte umana. A questo timbro si contrappone quello del mostro che alterna un comportamento istintivo ad un pensiero filosofico improntato sul cercare un senso alla sua esistenza , una identità, in quel mondo per lui quasi sconosciuto. Questa continua alternanza, insieme a capitoli brevi , danno alla storia un buon ritmo e rendono la descrizione degli ambienti e degli eventi ben chiari.

Passando all’ambientazione, si parla di una città futuristica credibile, iper industrializzata, dove l’innovazione sembra essere l’unica cosa che conti. Le descrizioni non sono particolamente estese ma quei pochi dettagli ti forniscono un quadro interessante di background storico e sociale, formando un contesto ben delineato alla vicenda. Ci si muove quasi solamente per le zone più degradate della città, come a voler puntare un faro sugli effetti di determinate scelte nell’approccio al far industria, alla mentalità dell’usa e getta. Il mondo che ci viene accennato è un mondo che sembra perfetto fino a quando non si guarda nei quartieri/discarica abbandonati a sè stessi ed in balia degli ultimo della società.

I personaggi sono avatar di concetti etico/filosofici ben definiti.  Sono strutturati sulla base di un contrasto tra l’interiore e l’esteriore (uomo/robot, mostro/umano) che , a tutti gli effetti, può essere letto come la condizione umana nella sua evoluzione. Il mostro (Abe) rappresenta l’istinto primordiale, i bisogni primari, che combatte, e si alterna, con le sovrastrutture umane quali la ricerca di un significato alla propria esistenza, un luogo a cui appartenere, il bisogno di legami (ecc…). Il cacciatore (Cain), invece,  rappresenta l’umanità civilizzata, fagocitata dall’intrusione, nel proprio essere, della tecnologia che, a conti fatti, lo domina.

Analizzando la storia, la trama pura e semplice, non ci troviamo davanti a nulla di particolarmente innovativo o mai visto riassumibile in : esperimento genetico fallito scappa, cacciatore (pagato dall’azienda che ha prodotto il mostro) lo cerca per ucciderlo. La questione, però, è che la trama non è al centro dell’attenzione, ma lo sono tutti gli elementi con cui si accompagna, i dettagli, il modo in cui viene gestita la narrazione, gli elementi ambientali, che, se messi insieme, creano un puzzle assolutamente fantastico.

Passiamo, ora, ai punti dolente.

 

Bisogna mettere in chiaro che stiamo parlando di una storia di breve/media lunghezza. È, a tutti gli effetti, un racconto di 32 pagine che è stato messo in vendita allo stesso costo di ebook decisamente più corposi (anche se, magari, non così complessi nella stratificazione dei significati).

Non è dalla sua parte neanche la presentazione grafica. La “Delos Digital” ha fatto, a mio parere, un lavoro pessimo con la copertina. La prima impressione è quella di trovarsi di fronte (nei migliori casi) ad un qualche tipo di manuale, più che ad un libro di narrativa. Non c’è un elemento grafico che dia una reale idea del contenuto. Si intravede una strada sfocata, quello che dovrebbe essere un radar spaziale e , in primo piano, un vecchio bambolotto inquietante. Cose a caso, praticamente.

Riassumendo, il libro vale? Si, tanto. È decisamente breve, ma ogni pagina in più sarebbe stata brodo allungato. L’unico modo che mi viene in mente per riequilibrare la bilancia costo/lunghezza è quella di pubblicare il libro come raccolta di storie brevi. La qualità dell’opera è tale che, tenendo bene presente la sua brevità al momento dell’acquisto (e viene specificata e messa in evidenza prima della sinossi, quindi non c’è modo di non saperlo), si può soprassedere. Stiamo comunque parlando di 2 euro, non stiamo acquistando un cartaceo da 10. Se poi siete abbonati a cose come “kindle unlimited” (che è circa come Netflix per i libri), dovete leggerlo. Per la grafica… chiudete gli occhi prima di avviarlo ed andrà tutto bene.

Passiamo al voto. Come ho detto all’inizio, la storia merita un 10 pieno ed una sentita stretta di mano all’autore. Io, però, recensisco libri e nei libri sono compresi anche quegli elementi di contorno che fuoriescono dal lavoro diretto di chi lo scrive. Non me la sento, però, di penalizzarlo troppo togliendo un punto intero.

9 ½ /10

Per l’acquisto

 

Sto tornando… e porto notizie.

Tag

, , , , , ,

Sono stato assente dal blog per un bel po’…come al solito. Io e la costanza siamo due entità separate., quindi eviterò le solite promesse, ma cercherò, almeno, di farmi vedere ogni tanto.

Entro breve (questa settimana) porterò due recensioni, ovvero  “Abe” e  “Come un’isola”

51delve9wnl

619fo2bgnwl

, quindi comincerò ad occuparmi de ” Il passaggio di Jake”, che spero di portare entro un mese da oggi.

41dvzwqsuul

Seconda notizia.

non-possiamo-morire-cover01E’ uscito, ufficialmente, il mio secondo libro con il titolo definitivo di “Non possiamo morire”, al prezzo di 1,99 euro. Se non avete idea di cosa stia parlando, ci sono pagine e pagine di anteprime, in questo stesso blog, sotto al nome di “Noi non possiamo morire”.

In caso decidiate di acquistare il libro, vi chiedo solo di recensirlo, lasciare un commento od anche solo un voto (in particolar modo se su Amazon).

Alla prossima.

Odio (Ferrari Andrea) -parte 2-

Tag

, , , , , ,

Voglio aggiungere, infine, un paio di considerazioni sul voto che intendo mettere. Come al solito non considero “difetti” le problematiche dovute al genere di appartenenza. Se leggo un libro introspettivo non posso lamentarmi di determinate caratteristiche intrinseche. Seconda cosa, il voto finale è molto influenzato da due difetti che, a mio avviso, pesano molto:

1) a prescindere se la malattia del protagonista sia psicologica (quindi determinata da traumi ambientali) o neurologica ( quindi dovuta a danni/problematiche fisiche del suo cervello), non si capisce bene il perchè del suo atteggiamento verso gli altri, del suo odio, nei primi capitoli. L’autore, a mio avviso, pone poca enfasi sul perchè il protagonista odi in maniera così forte il mondo che lo circonda, dando quasi l’impressione che sia immotivato ed impedendo al lettore di comprenderlo e “schierarsi dalla sua parte” (cosa importante dato che l’interesse per il libro si regge molto sull’interesse per il personaggio). Con l’andare avanti della trama si accumulano visto vicende che danno senso al suo atteggiamento, ma esse sono, spesso, derivanti proprio dal suo modo di vedere e fare.

2) Il finale, semplicemente, non c’è. Non è uno spoiler, non ho intenzione di dirvi cosa succede, ma semplicemente vi accorgerete che il libro è finito perché non ci sarà più nulla da leggere. Immagino dovesse essere una specie di finale aperto ad interpretazioni ma sembra che,semplicemente, non abbiano stampato il resto della storia. Il motivo principale di questa sensazione è che il narratore esterno è il protagonista stesso e non ci viene mai fatto capire perché stia narrando, a chi si rivolga o dove si trovi. Non si capisce neanche perché, nella scena finale, lui faccia quello che fa. Arriva così, senza preavviso e, a mio parere, immotivata, se si guarda agli eventi precedenti. Non è un problema da poco, sopratutto se il motivo per cui stai leggendo è sapere dove l’autore vuole andare a parare.

In definitiva, è un brutto libro? No. Ha i suoi momenti interessanti e da molto spazio alla riflessione. Non è decisamente un libro leggero e spensierato, nè per tutti i gusti ma immagino che più di qualcuno non vedrà i difetti che io ho notato. Se siete curiosi vi conviene leggerne un estratto e farvi un’idea vostra.

Voto 6 1/2

Voto medio: 6

link al libro

Daniele Conventi

<<precedente

Odio (Ferrari Andrea)

Tag

, , , , ,

odio“Andrea sembra incominciare senza particolari intoppi la sua vita. Tra avventure sentimentali e qualche incontro fuori dalle righe, troverà già in giovane età la donna della sua vita. In seguito, però, tutto andrà per il peggio e tra fughe dall’Italia, lavori mal pagati e ricoveri in strutture psichiatriche, dovrà affrontare la desolazione che attanaglia chiunque approcci questo mondo.
Il lavoro seppur inventato è fortemente introspettivo e attinge a piene mani dall’esperienza di vita dell’autore. Il linguaggio a volte spinto è una precisa scelta dell’autore.”

 

“Odio” è un libro particolare sia per la tipologia che per lo stile con cui è stato scritto. La trama ruota intorno alla vita del protagonista che , sin dalla più giovane età, è affetto da diverse ( e gravi) patologie psichiche ( paranoia, complesso di persecuzione ed una sessualità fin troppo esuberante che , spesso, cade nell’onanismo compulsivo). Il libro descrive alcuni episodi della sua vita e di come la sua malattia ne influenzi pesantemente il percorso.

La narrazione avviene attraverso il racconto dello stesso protagonista, come se fosse un libro di memorie. Il narratore/protagonista, oltre a descrivere le sue vicende, riflette sugli eventi ,da lui stesso narrati, descrivendo sia il punto di vista del sè stesso passato che , alcune volte, quello del momento in cui narra, in cui è cosciente di quale sia la sua  condizione medica ( il così detto ” senno del poi”).

L’ambientazione è realistica, la nostra, ma cronologicamente e geograficamente differente da episodio ad episodio. La descrizione degli ambienti non è mai particolarmente approfondita anche se non mancano mai i particolari contestuali che danno un’idea ben precisa del tipo di atmosfera che respira il protagonista. Le descrizioni, infatti, sembrano ricalcare la visione del mondo di lui, in una visione soggettiva dell’ambiente , dettaglio che aiuta molto per quanto riguarda l’immersione nel personaggio. Da ciò scaturisce un’atmosfera generale di squallore e prevaricazione, anche nei contesti di vita più mondana.

Come è ovvio che sia, date le modalità della narrazione, c’è una grande esplorazione della personalità del protagonista che avviene sia in modo diretto (descrivendone le caratteristiche ) che indiretto (tramite lo stile narrativo o gli eventi che vive ). Interessante è il modo in cui l’autore ha deciso di rendere manifeste le ossessioni del personaggio, mettendo in risalto il ripetersi di alcune specifiche azioni (onanismo compulsivo, ad esempio) e degli elementi ambientali su cui il personaggio si focalizza. Una scelta simile ha sia il pregio di rendere più evidenti i disturbi del protagonista fino a (quasi) viverli, che il difetto di far risultare la narrazione più pesante.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, la loro descrizione è, ovviamente, meno accurata ma comunque funzionale al loro ruolo, focalizzata, di solito, su uno o due aspetti principali.

Oltre ad una , ovvia, differenza quantitativa nella strutturazione dei personaggi, se ne nota una anche di metodo. Il protagonista è fisicamente abbozzato. Se ne conoscono le caratteristiche fisiche ma l’autore si concentra di più a farci conoscere la sua psicologia. La faccenda si ribalta con i personaggi che gli girano intorno dove domina più la descrizione esteriore che interiore, spesso abbozzata o assente.

La differenza sopra descritta, comunque, non va interpretata come difetto. In un libro come “Odio” , che presenta continui cambi di luoghi e personaggi, differenti scelte avrebbero appesantito un ritmo di narrazione già pesante di suo. Questa libro, infatti, soffre di una narrazione lenta, a tratti ripetitiva, dovuta sia alla tipoligia di cui fa parte ( le storie introspettive non sono famose per i ritmi al cardiopalma ) sia al fatto che il soggetto trattato non permette grandi variazioni narrative. L’ossessività con cui vengono riproposte alcuni pensieri ed azioni se da da una parte ci permettono di immergerci di più nel personaggio, dall’altra danno una forte sensazione di fastidio e pesantezza.

Al salvataggio di tale situazione arriva la seconda metà del libro dove si presenta un’importante svolta narrativa che andrà a mitigare una parte di questi problemi.

Punto forte della storia è l’originalità. Esistono diverse storie incentrate su malati mentali ma, di solito puntano in due direzioni nette: o pazzo psicopatico o malato da compatire ed aiutare. Qui c’è un mix. La malattia del protagonista, di solito, ha un uso maggiore per la prima categoria , però è affrontata umanizzando il personaggio (anche se non so dire quanto sia verosimile) parlando di un uomo che vive la sua malattia e l’affronta (seconda tipologia), senza andare a smuovere compassione ( non è  certamente un simpaticone amabile ). Decisamente un mix difficile da gestire. Ho apprezzato questa caratteristica in diversi punti di svolta ,che non posso approfondire a causa del rischio spoiler.

Entrando nel punto meramente più commerciale, il libro si presenta con una lunghezza di 90 pagine circa ed un costo medio di 11 euro ( esiste solo il cartaceo). Decisamente breve ma,onestamente, credo sia la lunghezza giusta e oltre le 120 (facendo adeguate aggiunte ) non sarebbe potuto arrivare ( a meno di annacquarlo pesantemente ).

segue>>

 

Noi non possiamo morire – capitolo undicesimo

Tag

, ,

disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

…………………………………………………………………………………………………………………………………

Camminiamo per altri quattro giorni seguendo la spiaggia. Ogni giorno ci accampiamo sulla sabbia. Li vedo montare quella specie di “stendino” d’ossa e poggiarci sopra una specie di pezza strana, nera.  Il secondo giorno sono andato a vedere meglio. La pezza è un intreccio di capelli.

<< L’acqua di mare evapora con il caldo>> mi ha spiegato Gabino, vedendomi curioso. I capelli assorbono parte del vapore. In qualche modo recuperiamo un po’ d’acqua bevibile.>>.

La sua è una tecnica piuttosto primitiva di distillazione. Immagino che per lui sia un vanto conoscerla.

immagine-1

Nei giorni seguenti ho provato ad affrontare di nuovo la questione “Oasi”.

<< Com’è li? Perché fai tutto questo?>>.

Gabino mi ha guardato confuso << Credevo ne avessi già parlato>>.

<< Si. Dubito, però, che tu sia stato sincero>>.

<< Allora è inutile che io…

View original post 1.063 altre parole

IL DIVORATORE D’OMBRA

Tag

, , , , , ,

“Arbor potrebbe essere come il tuo Mondo… Muelnor potrebbe essere come la tua città… e quando la vita dei suoi abitanti è minacciata dall’iniquità, quando ogni valore, ogni giustizia, ogni libertà, diviene menzogna, arriva il tempo della venuta del Profeta. Ma se non trovasse il coraggio, se non dovesse accettare il suo destino, o il suo animo divenisse cieco e sordo alla falsità, allora un’ombra e una cupa disperazione potrebbero segnare il principio della schiavitù eterna.”

“Il divoratore d’ombra” è il primo libro, di una saga, il cui genere d’appartenenza è inquadrabile nel fantasy dai forti toni tra il dark ed il gotico ( nonostante nello store è indicato come horror )

La trama di questo primo libro ruota intorno alla figura di un “profeta” ovvero un prescelto che ha il compito di guidare l’umanità alla salvezza. Il libro si struttura come un enorme prologo. Le 270 pagine ,circa, di cui è composto narrano di un arco temporale di  un paio di giorni in cui avviene il risveglio di questo “profeta” e la sua presa di coscienza di quali siano le sue facoltà ed il suo ruolo. Gli eventi che si scatenano all’interno di questo breve lasso temporale, infatti, hanno lo scopo di avere un “profeta” completamente consapevole di se stesso e dare il via a tutto quello che accadrà nei prossimi libri delineando, al contempo, tutti i personaggi che spalleggeranno il protagonista.

Rimanendo in tema personaggi,la loro caratterizzazione è affidata , in gran parte, al loro aspetto fisico.  Le descrizioni fisiche sono piuttosto dettagliate e suggestive, cadendo , peró, sul lato della personalità, spesso solo accennata. Eccezione a questa “regola” sono i personaggi principali a cui viene dato tempo di mostrarsi per quello che sono e di maturare e cambiare con l’avanzare degli eventi. Le scelte fatte dai protagonisti si dimostrano realistiche ( per il contesto in cui sono immersi), tanto da avermi creato un momento di delusione a causa di alcune aspettative che mi ero fatto sull’agire del “profeta”, aspettandomi un personaggio più attivo e capace nel ruolo(una specie di super eroe improvvisato). Ragionandoci sopra, però, mi sono trovato concorde con le scelte narrative dell’autore in quanto la storia parla di una persona comune che, nell’arco di poco tempo si ritrova con poteri che non padroneggia, non capisce e sono l’unica cosa che possono salvarlo.

Parlando dell’ambientazione, credo che rappresenti il punto forte del libro. L’autore ci mostra , con grande capacità descrittiva, un mondo fantasy in cui tutto è immerso in un’atmosfera distopica. Una grande città medievale dalle decorazioni cupe e spaventose, un forte potere politico/religioso che tiranneggia il popolo, una cultura sociale che vede in riti e ruolo disumanizzanti il massimo delle aspirazioni possibili, una prospera normalità pagata con sangue, dolore e disinteresse. L’esempio che meglio rappresenta la sensazione data dall’atmosfera è di pensare alla prospera Berlino ai tempi del nazismo, per poi inquadrarla nel suo periodo storico ed agli eventi dello stesso.

La mitologia del racconto è piuttosto interessante, articolata e strutturata su un background che la rende credibile. Questo primo libro, inoltre, ci permette di conoscere i dettagli del violento culto che domina la città/ambientazione. Particolarmente apprezzata è stata l’idea di personificare alcuni elementi naturali per poi gestirli come personaggi a se stanti, sfruttandone i punti di vista per narrare eventi che, altrimenti, avrebbero richiesto continui cambi di personaggio.

La trama, nonostante sia riassumibile in un cliché di genere, risulta originale grazie alla presenza di diversi elementi che la discostano dalla classica storia del prescelto, e trascina il lettore grazie a diverse svolte di trama e domande a cui rispondere. La narrazione, per quanto scorrevole e piena di elementi suggestivi, risulta appesantita da una presenza massiccia di neologismi ( nomi di oggetti, razze, clan, entità,ecc…) che si presentano in maniera costante nel racconto, creando problemi a chi non ne ha ben inquadrato i significati ( o non li ricorda). Un glossario a fine libro sarebbe risultato molto comodo.

Una cosa che ho notato (e che nel caso venisse confermata risulterebbe decisamente positiva ) è la presenza di un sottotesto nascosto tra le righe, piccole critiche sociali lasciate qua e là nel racconto. La città, ad esempio, ricorda, in alcuni punti una moderna città industriale trasposta in un contesto fantasy, cittadini indifferenti al dolore ed alle ingiustizie su cui vengono costruite le basi della loro prosperità, ecc. Forse è solo una mia lettura di alcuni elementi del testo, ma credo sia comunque il caso di mettere qhesta cosa in evidenza.

Parliamo, infine, di prezzi. Il libro è disponibile solo in versione cartacea al prezzo di circa 15 euro (anche se, al momento in cui sto scrivendo la recensione, il prezzo è scontato ed arriva a quasi 13 euro). Messo in confronto con libri simili (per lunghezza e materiali usati ) il costo risulta leggermente più alto, ma va considerato che è un libro autopubblicato (fattore che tende a far rialzare in prezzi per cercare di recuperare i costi di produzione). Una nota positiva va data per la copertina veramente ben fatta.

In definitiva “il divoratore d’ombra” risulta essere un libro interessante, con una sua personalità ed una ambientazione accattivante e dal prezzo, tutto sommato, ragionevole. Qualche timore è riservato ai i libri successivi della saga data la scomparsa ( per motivi di trama ) di alcuni degli elementi più interessanti della storia, ma dove qualcosa se ne va altro potrebbe subentrare, quindi rimane solo da aspettare.

Voto riassuntivo

9+

Non possiamo morire – capitolo decimo

disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

………………………………………………………………………………………………………………………………….

Un brivido mi scorre lungo la schiena, ricordando l’ultima volta che sono stato chiamato così.

Giulia, si fionda davanti, ponendosi tra me e loro, gettando a terra Gabino.

<< NON VI AVVICINATE!>> urla, mentre stende le braccia quasi  a voler sembrare più grande.

Ha il coltello di Gabino ben stretto in mano.

Anche il sacerdote nota l’arma, dà una rapida occhiata alla sua cintura vuota.

Gli altri seguaci alzano la testa e puntano la ragazza. Si mettono in ginocchio. Estraggono i coltelli.

<< Cosa sta facendo tua donna?>> mi chiede il sacerdote.

<<Vuole difendermi>>.

<<Perché?>>.

Mi guardo intorno. Tutti si stanno avvicinando, ci accerchiano.

<< Fermi!>> urlo << Non vi avvicinate>>.

Si fermano, abbassano la testa, tornano in ginocchio ma nessuno rinfodera l’arma.

<<Perché?>> continua a domandare Gabino, quasi in una supplica.

<< Voi no mangia…

View original post 1.360 altre parole

Il male della galassia (Marco Alfaroli)

Tag

, , , , , ,

514qqWqt6gL._SY346_

“Il pianeta Bhlyss fu conquistato dall’Impero prima che questo crollasse consumato da una guerra civile. Oggi la Terra ha finalmente ritrovato la democrazia e il Presidente del sistema solare fa alleanze con i sistemi vicini per costruire l’ambita Federazione dei pianeti uniti. Ma una nuova minaccia irrompe all’improvviso nella Galassia e sarà necessario l’impegno di tutti per fronteggiarla.”

 

“Il male della galassia” è un libro sci-fy/ fantasy (nella descrizione troverete anche horror, ma personalmente non ne ho trovato traccia) ambientato in una galassia abitata da diverse razze. L’impianto dell’ambientazione si basa sull’idea , ormai quasi classica, di un impero terrestre che ha colonizzato, grazie alle armi, diversi pianeti, su cui ha imposto il suo volere con la forza. Successivamente però, sia grazie ad una smodata sete di potere dell’imperatore, che spinto dalla sua brama ha diviso troppo le sue forze militari per conquistare tutto più in fretta, sia grazie alla nascita di moti rivoltosi , la politica terrestre cambia rotta e passa ad una diplomazia parlamentare sulla falsariga di quella americana.

Il cambiamento di ideologia, sopratutto nella “politica estera”, porterà le forze terrestri ad intervenire in aiuto alle ex colonie, ora ufficialmente alleate (anche se con molto riserbo da parte delle diverse specie aliene).

Uno dei centri nevralgici della trama (nonche ambientazione maggioritaria) è il pianeta Bhlyss , abitato da tre diverse specie intelligenti dalle forme associabili ai serpenti. Le tre specie sono avversarie tra loro, ma teoricamente complementari. C’è quella guerriera, quella basata sulla scienza e sullo sviluppo tecnologico e quella basata sulla mimesi e sullo spionaggio. La loro caratterizzazione è piuttosto intelligente e rende le tre razze interessanti ed accattivanti. Tutte le caratteristiche (fisiche, cultuali e mentali) sono state strutturate per andare d’accordo con il loro ruolo nella storia e per dare un senso “evolutivo” alla razza ed alle loro peculiarità.

Anche l’ambiente naturale di Bhlyss sembra essere stato strutturato per rimanere coerente con il tipo di creature che lo abitano. L’atmosfera è molto simile a quella tropicale terrestre ed il ciclo giorno/notte è alterato dalla presenza di due soli (uno più caldo dell’altro) che si alternano costantemente. Tale alternanza permette ai bhlyssiani, totalmente a sangue freddo, di mantenere una temperatura corporea sufficientemente alta per muoversi anche di notte.

Nel complesso, quindi, l’ambientazione presenta tanti dettagli (ce ne sono altri, oltre quelli citati, ma non ho intenzione di mettermi ad elencarli) che, singolarmente, risultano, nel migliore dei casi, piacevoli attenzioni, ma che messi insieme danno un senso di coerenza interna piuttosto alto.

Passando ai personaggi, il gruppo di protagonisti è piuttosto variegato ed ha almeno una rappresentanza per ogni specie coinvolta. I protagonisti alieni, nello specifico, svolgono il ruolo di esemplare di riferimento per la loro razza, ovvero incorporano le caratteristiche più peculiari della loro specie di appartenenza e tramite loro il lettore ha modo di esplorarne i modi di fare e le particolarità culturali. Non è un caso, infatti, che in due casi su tre gli alieni del gruppo sono anche i leader del loro popolo.

Per quanto riguarda i due protagonisti umani, ho avuto l’impressione che la loro presenza sia dovuta, perlopiù, per la creazione di una maggiore immedesimazione del lettore in figure più familiari. In questo libro, infatti, agli umani non è dato molto spazio. Ci sono, e sono caratterizzati anche bene, compresi i personaggi secondari , ma sono quasi trascinati dagli eventi e non sono mai i fautori delle soluzioni. Partecipano, danno il loro meglio e si sacrificano, buona parte della narrazione è incentrata sugli eventi sulla Terra, sul passato dei terrestri e su quello che fanno per ripagare dei loro errori, ma la figura dei leoni è tutta delle razze aliene. Per qualcuno questa scelta d’impostazione può risultare un difetto, io la vedo come un pregio. Trovarsi difronte al solito sci-fy pieno di razze aliene interessanti che fanno semplicemente da spalla agli eroici e potenti umani sarebbe stato noioso, quindi ho preferito questo approccio. Gli umani ci sono, hanno il loro spazio narrativo ma sono gli alieni a farla da padroni.

Passando ad un livello più tecnico, la narrazione è piuttosto scorrevole. Il libro, di per sè, non è particolamente lungo, ma è denso di fatti su cui ci si sofferma per un tempo ben calibrato , il necessario per capire senza dar l’impressione di andare di corsa. I momenti morti sono quasi del tutto assenti. Se c’è narrazione è sempre puntata su un evento di una certa importanza, che sia per la trama o per lo sviluppo dei personaggi. Non sono presenti descrizioni arzigogolate, ma sempre di breve durata ed efficaci a dar l’idea di cosa stia succedendo o di come sia fatto un particolare elemento.

La coerenza narrativa è di buon livello. Gli eventi chiave hanno ripercussioni su quelli successivi, anche in maniera indiretta  ed alcune informazioni presentate durante la narrazione hanno un valore maggiore di quello che ci si aspetta. Ogni collegamento tra gli eventi è logico e sensato, frutto di un “causa-effetto” ben pensato.

Di per sè la trama non è nulla di particolarmente originale ( riassumibile in “diversi popoli, tra di loro nemici, uniscono le forze per combattere una minaccia comune), ma presente spunti e dettagli originali che la rendono interessante, sopratutto perchè fa molto perno sulla curiosità di capire chi o che cosa ci sia dietro gli attacchi. C’è da aggiungere che, nonostante il libro sia il secondo di una saga di (almeno) tre, la storia può essere letta anche in maniera autoconclusiva, senza dover per forza andare alla ricerca di altri libri o rischiare di non comprendere gli eventi narrati.

Chiudiamo con il prezzo di copertina di 1,99 euro per la versione ebook, e 10,40 euro per il cartaceo, per circa 150 pagine. Siamo nello standard.

La copertina è ben disegnata e permette di avere un’idea più solida del tipo di creature presenti su Bhlyss (tra l’altro è disponibile, per chi fosse interessato, anche l’artbook sulla saga).

8+/10

Link al libro