IL DIVORATORE D’OMBRA

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“Arbor potrebbe essere come il tuo Mondo… Muelnor potrebbe essere come la tua città… e quando la vita dei suoi abitanti è minacciata dall’iniquità, quando ogni valore, ogni giustizia, ogni libertà, diviene menzogna, arriva il tempo della venuta del Profeta. Ma se non trovasse il coraggio, se non dovesse accettare il suo destino, o il suo animo divenisse cieco e sordo alla falsità, allora un’ombra e una cupa disperazione potrebbero segnare il principio della schiavitù eterna.”

“Il divoratore d’ombra” è il primo libro, di una saga, il cui genere d’appartenenza è inquadrabile nel fantasy dai forti toni tra il dark ed il gotico ( nonostante nello store è indicato come horror )

La trama di questo primo libro ruota intorno alla figura di un “profeta” ovvero un prescelto che ha il compito di guidare l’umanità alla salvezza. Il libro si struttura come un enorme prologo. Le 270 pagine ,circa, di cui è composto narrano di un arco temporale di  un paio di giorni in cui avviene il risveglio di questo “profeta” e la sua presa di coscienza di quali siano le sue facoltà ed il suo ruolo. Gli eventi che si scatenano all’interno di questo breve lasso temporale, infatti, hanno lo scopo di avere un “profeta” completamente consapevole di se stesso e dare il via a tutto quello che accadrà nei prossimi libri delineando, al contempo, tutti i personaggi che spalleggeranno il protagonista.

Rimanendo in tema personaggi,la loro caratterizzazione è affidata , in gran parte, al loro aspetto fisico.  Le descrizioni fisiche sono piuttosto dettagliate e suggestive, cadendo , peró, sul lato della personalità, spesso solo accennata. Eccezione a questa “regola” sono i personaggi principali a cui viene dato tempo di mostrarsi per quello che sono e di maturare e cambiare con l’avanzare degli eventi. Le scelte fatte dai protagonisti si dimostrano realistiche ( per il contesto in cui sono immersi), tanto da avermi creato un momento di delusione a causa di alcune aspettative che mi ero fatto sull’agire del “profeta”, aspettandomi un personaggio più attivo e capace nel ruolo(una specie di super eroe improvvisato). Ragionandoci sopra, però, mi sono trovato concorde con le scelte narrative dell’autore in quanto la storia parla di una persona comune che, nell’arco di poco tempo si ritrova con poteri che non padroneggia, non capisce e sono l’unica cosa che possono salvarlo.

Parlando dell’ambientazione, credo che rappresenti il punto forte del libro. L’autore ci mostra , con grande capacità descrittiva, un mondo fantasy in cui tutto è immerso in un’atmosfera distopica. Una grande città medievale dalle decorazioni cupe e spaventose, un forte potere politico/religioso che tiranneggia il popolo, una cultura sociale che vede in riti e ruolo disumanizzanti il massimo delle aspirazioni possibili, una prospera normalità pagata con sangue, dolore e disinteresse. L’esempio che meglio rappresenta la sensazione data dall’atmosfera è di pensare alla prospera Berlino ai tempi del nazismo, per poi inquadrarla nel suo periodo storico ed agli eventi dello stesso.

La mitologia del racconto è piuttosto interessante, articolata e strutturata su un background che la rende credibile. Questo primo libro, inoltre, ci permette di conoscere i dettagli del violento culto che domina la città/ambientazione. Particolarmente apprezzata è stata l’idea di personificare alcuni elementi naturali per poi gestirli come personaggi a se stanti, sfruttandone i punti di vista per narrare eventi che, altrimenti, avrebbero richiesto continui cambi di personaggio.

La trama, nonostante sia riassumibile in un cliché di genere, risulta originale grazie alla presenza di diversi elementi che la discostano dalla classica storia del prescelto, e trascina il lettore grazie a diverse svolte di trama e domande a cui rispondere. La narrazione, per quanto scorrevole e piena di elementi suggestivi, risulta appesantita da una presenza massiccia di neologismi ( nomi di oggetti, razze, clan, entità,ecc…) che si presentano in maniera costante nel racconto, creando problemi a chi non ne ha ben inquadrato i significati ( o non li ricorda). Un glossario a fine libro sarebbe risultato molto comodo.

Una cosa che ho notato (e che nel caso venisse confermata risulterebbe decisamente positiva ) è la presenza di un sottotesto nascosto tra le righe, piccole critiche sociali lasciate qua e là nel racconto. La città, ad esempio, ricorda, in alcuni punti una moderna città industriale trasposta in un contesto fantasy, cittadini indifferenti al dolore ed alle ingiustizie su cui vengono costruite le basi della loro prosperità, ecc. Forse è solo una mia lettura di alcuni elementi del testo, ma credo sia comunque il caso di mettere qhesta cosa in evidenza.

Parliamo, infine, di prezzi. Il libro è disponibile solo in versione cartacea al prezzo di circa 15 euro (anche se, al momento in cui sto scrivendo la recensione, il prezzo è scontato ed arriva a quasi 13 euro). Messo in confronto con libri simili (per lunghezza e materiali usati ) il costo risulta leggermente più alto, ma va considerato che è un libro autopubblicato (fattore che tende a far rialzare in prezzi per cercare di recuperare i costi di produzione). Una nota positiva va data per la copertina veramente ben fatta.

In definitiva “il divoratore d’ombra” risulta essere un libro interessante, con una sua personalità ed una ambientazione accattivante e dal prezzo, tutto sommato, ragionevole. Qualche timore è riservato ai i libri successivi della saga data la scomparsa ( per motivi di trama ) di alcuni degli elementi più interessanti della storia, ma dove qualcosa se ne va altro potrebbe subentrare, quindi rimane solo da aspettare.

Voto riassuntivo

9+

Non possiamo morire – capitolo decimo

disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Un brivido mi scorre lungo la schiena, ricordando l’ultima volta che sono stato chiamato così.

Giulia, si fionda davanti, ponendosi tra me e loro, gettando a terra Gabino.

<< NON VI AVVICINATE!>> urla, mentre stende le braccia quasi  a voler sembrare più grande.

Ha il coltello di Gabino ben stretto in mano.

Anche il sacerdote nota l’arma, dà una rapida occhiata alla sua cintura vuota.

Gli altri seguaci alzano la testa e puntano la ragazza. Si mettono in ginocchio. Estraggono i coltelli.

<< Cosa sta facendo tua donna?>> mi chiede il sacerdote.

<<Vuole difendermi>>.

<<Perché?>>.

Mi guardo intorno. Tutti si stanno avvicinando, ci accerchiano.

<< Fermi!>> urlo << Non vi avvicinate>>.

Si fermano, abbassano la testa, tornano in ginocchio ma nessuno rinfodera l’arma.

<<Perché?>> continua a domandare Gabino, quasi in una supplica.

<< Voi no mangia…

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Il male della galassia (Marco Alfaroli)

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“Il pianeta Bhlyss fu conquistato dall’Impero prima che questo crollasse consumato da una guerra civile. Oggi la Terra ha finalmente ritrovato la democrazia e il Presidente del sistema solare fa alleanze con i sistemi vicini per costruire l’ambita Federazione dei pianeti uniti. Ma una nuova minaccia irrompe all’improvviso nella Galassia e sarà necessario l’impegno di tutti per fronteggiarla.”

 

“Il male della galassia” è un libro sci-fy/ fantasy (nella descrizione troverete anche horror, ma personalmente non ne ho trovato traccia) ambientato in una galassia abitata da diverse razze. L’impianto dell’ambientazione si basa sull’idea , ormai quasi classica, di un impero terrestre che ha colonizzato, grazie alle armi, diversi pianeti, su cui ha imposto il suo volere con la forza. Successivamente però, sia grazie ad una smodata sete di potere dell’imperatore, che spinto dalla sua brama ha diviso troppo le sue forze militari per conquistare tutto più in fretta, sia grazie alla nascita di moti rivoltosi , la politica terrestre cambia rotta e passa ad una diplomazia parlamentare sulla falsariga di quella americana.

Il cambiamento di ideologia, sopratutto nella “politica estera”, porterà le forze terrestri ad intervenire in aiuto alle ex colonie, ora ufficialmente alleate (anche se con molto riserbo da parte delle diverse specie aliene).

Uno dei centri nevralgici della trama (nonche ambientazione maggioritaria) è il pianeta Bhlyss , abitato da tre diverse specie intelligenti dalle forme associabili ai serpenti. Le tre specie sono avversarie tra loro, ma teoricamente complementari. C’è quella guerriera, quella basata sulla scienza e sullo sviluppo tecnologico e quella basata sulla mimesi e sullo spionaggio. La loro caratterizzazione è piuttosto intelligente e rende le tre razze interessanti ed accattivanti. Tutte le caratteristiche (fisiche, cultuali e mentali) sono state strutturate per andare d’accordo con il loro ruolo nella storia e per dare un senso “evolutivo” alla razza ed alle loro peculiarità.

Anche l’ambiente naturale di Bhlyss sembra essere stato strutturato per rimanere coerente con il tipo di creature che lo abitano. L’atmosfera è molto simile a quella tropicale terrestre ed il ciclo giorno/notte è alterato dalla presenza di due soli (uno più caldo dell’altro) che si alternano costantemente. Tale alternanza permette ai bhlyssiani, totalmente a sangue freddo, di mantenere una temperatura corporea sufficientemente alta per muoversi anche di notte.

Nel complesso, quindi, l’ambientazione presenta tanti dettagli (ce ne sono altri, oltre quelli citati, ma non ho intenzione di mettermi ad elencarli) che, singolarmente, risultano, nel migliore dei casi, piacevoli attenzioni, ma che messi insieme danno un senso di coerenza interna piuttosto alto.

Passando ai personaggi, il gruppo di protagonisti è piuttosto variegato ed ha almeno una rappresentanza per ogni specie coinvolta. I protagonisti alieni, nello specifico, svolgono il ruolo di esemplare di riferimento per la loro razza, ovvero incorporano le caratteristiche più peculiari della loro specie di appartenenza e tramite loro il lettore ha modo di esplorarne i modi di fare e le particolarità culturali. Non è un caso, infatti, che in due casi su tre gli alieni del gruppo sono anche i leader del loro popolo.

Per quanto riguarda i due protagonisti umani, ho avuto l’impressione che la loro presenza sia dovuta, perlopiù, per la creazione di una maggiore immedesimazione del lettore in figure più familiari. In questo libro, infatti, agli umani non è dato molto spazio. Ci sono, e sono caratterizzati anche bene, compresi i personaggi secondari , ma sono quasi trascinati dagli eventi e non sono mai i fautori delle soluzioni. Partecipano, danno il loro meglio e si sacrificano, buona parte della narrazione è incentrata sugli eventi sulla Terra, sul passato dei terrestri e su quello che fanno per ripagare dei loro errori, ma la figura dei leoni è tutta delle razze aliene. Per qualcuno questa scelta d’impostazione può risultare un difetto, io la vedo come un pregio. Trovarsi difronte al solito sci-fy pieno di razze aliene interessanti che fanno semplicemente da spalla agli eroici e potenti umani sarebbe stato noioso, quindi ho preferito questo approccio. Gli umani ci sono, hanno il loro spazio narrativo ma sono gli alieni a farla da padroni.

Passando ad un livello più tecnico, la narrazione è piuttosto scorrevole. Il libro, di per sè, non è particolamente lungo, ma è denso di fatti su cui ci si sofferma per un tempo ben calibrato , il necessario per capire senza dar l’impressione di andare di corsa. I momenti morti sono quasi del tutto assenti. Se c’è narrazione è sempre puntata su un evento di una certa importanza, che sia per la trama o per lo sviluppo dei personaggi. Non sono presenti descrizioni arzigogolate, ma sempre di breve durata ed efficaci a dar l’idea di cosa stia succedendo o di come sia fatto un particolare elemento.

La coerenza narrativa è di buon livello. Gli eventi chiave hanno ripercussioni su quelli successivi, anche in maniera indiretta  ed alcune informazioni presentate durante la narrazione hanno un valore maggiore di quello che ci si aspetta. Ogni collegamento tra gli eventi è logico e sensato, frutto di un “causa-effetto” ben pensato.

Di per sè la trama non è nulla di particolarmente originale ( riassumibile in “diversi popoli, tra di loro nemici, uniscono le forze per combattere una minaccia comune), ma presente spunti e dettagli originali che la rendono interessante, sopratutto perchè fa molto perno sulla curiosità di capire chi o che cosa ci sia dietro gli attacchi. C’è da aggiungere che, nonostante il libro sia il secondo di una saga di (almeno) tre, la storia può essere letta anche in maniera autoconclusiva, senza dover per forza andare alla ricerca di altri libri o rischiare di non comprendere gli eventi narrati.

Chiudiamo con il prezzo di copertina di 1,99 euro per la versione ebook, e 10,40 euro per il cartaceo, per circa 150 pagine. Siamo nello standard.

La copertina è ben disegnata e permette di avere un’idea più solida del tipo di creature presenti su Bhlyss (tra l’altro è disponibile, per chi fosse interessato, anche l’artbook sulla saga).

8+/10

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Non possiamo morire – nono episodio

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Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Noi non possiamo morire

Nono episodio

Il sole è già scomparso quando, finalmente, ci fermiamo.

Abbiamo fatto tutto il tragitto in compagnia dei predatori che ci hanno salvato. Sono in dodici, armati e decisamente più in forma di me e Giulia. Il loro capo, sembra il più temibile. Sotto quella veste di pelle si intravede un fisico a malapena intaccato dalla carestia, come se avesse sempre mangiato regolarmente.

Da come ci trattano non sembra che ci abbiano salvato per qualche tipo di guadagno. Sono amichevoli e se volevano mangiarci, saremmo già stati spolpati senza problemi.

Io e Giulia ci ritroviamo a stare mano nella mano, quasi per confortarci.

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Il tragitto si è svolto in un clima di silenzio e rispetto. Nel buio della notte, nessuno ha mai superato il capo e mai ha osato guardarlo in…

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LA BATTAGLIA DI AQUIRAMA (Andrea Zanotti)

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“Orde di cavalieri selvaggi del Quarto dell’Aria da una parte, Legioni del Quarto della Terra dall’altra e Aquirama nel mezzo.
La città Stato capace di mantenersi indipendente dalla sua fondazione, che la leggenda vuole sia avvenuta per opera del divino Dragone Rosso Stige, è sull’orlo del baratro. Riuscirà il Drakoi, suprema guida spiritale e militare, ad avere la meglio sui nemici esterni e su quelli che tramano all’interno stesso delle mura cittadine?
In un giorno e in una notte la storia millenaria della città potrebbe essere sconvolta.”

 

“La battaglia di Aquirama” è un fantasy dai toni e dalle caratteristiche piuttosto tipiche per il genere. Mancano le classiche razze (ci sono solo gli umani), ma l’ambientazione è medievale, c’è la magia (elementale), gli scontri si svolgono a suon di frecce, scudi ed armi in metallo, con occasionali usi di (rari) esplosivi rudimentali.

A grandi linee il mondo ci viene presentato diviso in quattro macro aree (quarto dell’acqua, della terra, del fuoco e dell’aria) abitate da popolazioni che, per usi e modi di fare, riflettono l’elemento a cui è associato il loro territorio. Il quarto dell’ aria è formato, perlopiù,  da praterie ed abitati da popoli liberi e barbarici. Il quarto della terra è abitato da una popolazione militarizzata, le cui tattiche belliche risultato più ragionate e dall’approccio piú difensivo. Il popolo del quarto del fuoco è teocratico e gestito da un culto legato ad una divinatá drago fondatrice e protettrice del regno, oltre ad aver accesso a (pochi ) esplosivi di difficile produzione. Del quarto dell’acqua non ci è dato saperne niente. Ogni popolazione (ad eccezione del fuoco ) ha accesso ,tramite i maghi, alla magia correlata al loro elemento, anche se sembra limitarsi all’evocazione di elementali potenti ma pericolosi anche per chi li evoca.

Descritta così l’ambientazione dà l’idea di qualcosa di banale, di già sentito, ed in effetti l’aspetto generale del mondo di questo libro è infarcito di molti clichè del genere, ma hanno un loro motivo di essere e sono stati usati in maniera intelligente. Leggendo il libro ci si rende conto che l’intento dell’autore è quello di raccontare un “piccolo” evento, concentrarsi su quello e buttare il lettore ,il più velocemente possibile, al centro dell’azione. L’unico modo per fare questo è “abbozzare” uno sfondo semplice e facile da ricordare, che permetta di dare un’identità di base alle fazioni coinvolte, ma che non richieda troppo tempo per essere descritte, ovvero usare delle fondamenta stereotipate.

I cliché usati, comunque, non vanno a minare quella che è la personalità del racconto. Con l’andare avanti della storia, infatti, alle semplici basi vengono aggiunti dettagli e rifiniture che vanno ad aggiungere carattere e peculiarità interessanti alle varie popolazioni, una storia ed una cultura. Un esempio lampante è il popolo dell’aria formato da diverse tribù unite per lo scopo finale, ma completamente diverse l’una dall’altra e tutte ben caratterizzate nell’abbigliamento e nel modo di porsi in battaglia.

L’idea di scegliere un arco narrativo e temporale ristretto, unito alla semplicità delle basi, si va a riflettere in una coerenza dell’ambientazione piuttosto alta. Personalmente non ho mai notato momenti in cui gli eventi descritti risultassero impossibili.

Passando alla trama, come già  accennato, il nucleo di base su cui ruota tramite tutto il libro è piuttosto semplice: il regno di Aquirama, potente polo commerciale, la cui intoccabilità è sempre stata legata alla (ormai solo) legenda del divino drago fondatore e protettore, si trova a dover affrontare l’assalto contemporaneo, e su fronti diversi, del regno dell’aria e della terra. Partendo, peró, da questo semplice spunto, l’autore è andato ad innestare diverse sotto trame ed eventi che fanno da carburante all’intera vicenda. Nel conflitto, infatti, inizieranno a scoprirsi patti ed alleanze segrete, tradimenti tra fazioni, astuzie ed azioni di sabotaggio, che rimodelleranno le tattiche e l’andamento della guerra, ma sempre in maniera credibile (per il contesto fantasy in cui è immerso ).

La storia, in generale, prende e scorre facilmente. L’alternanza tra momenti bellici e sotterfugi permette una buona variazione della narrazione ed evita la ripetizione. Unico punto dolente, a mio avviso, è proprio nel continuo cambio di scenario. Tutta il libro regge la propria narrativa sulla struttura del romanzo corale , quindi su punti di vista diversificati e sul continuo cambio di location. L’autore ha inserito sia una mappa delle zone sia (nei titoli ) l’indice del dove e di chi si stà parlando, ma tale struttura potrebbe portare in confusione un lettore occasionale, che si ritroverà ad orientarsi più sui personaggi che sui luoghi.

Parlando.dei personaggi, vale la stessa cosa che vale per il resto del libro. Essi sono figli delle basi da cui nascono ma, allo stesso tempo, vivono di vita propria. Alcuni risultano più memorabili di altri ma tutti hanno qualcosa che li caratterizza, prendendo spessore mano a mano che se ne raccontano le vicende. Non è difficile pensare di ritrovarsi a simpatizzare per uno o più personaggi ed a preferirne gli archi narrativi.

In definitiva ci troviamo davanti ad un libro di intrattenimento scritto in maniera intelligente. Dove il fantasy, di solito, parla di storie di ampio respiro cronologico e le battaglie si inseriscono nelle strorie come parentesi di viaggi e di eventi più grandi,qui ci si concentra in meno di due giorni, in un’unica battaglia, ma fatta bene, ben descritta e dagli esiti imprevedibili. Nessuno è l’oscuro signore da sconfiggere ed in ogni schieramento c’è qualcuno per cui tifare.

Il prezzo, infine, è onesto per un ebook ,considerando che è acquistabile a 2,49 euro per 280 pagine abbondanti (senza tener conto della possibilità di leggere gratis i suoi libri sul suo blog).

8+/10

Link al libro

 

 

 

Una pagina al giorno – ottavo episodio

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disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Noi non possiamo morire

Ottavo episodio

Camminiamo per giorni, da quando ci svegliamo fino a quando il sole raggiunge lo zenit. Alcune volte ci fermiamo prima.

Io continuo a zoppicare. Giulia è stanca. Si è sobbarcata il mio peso per tutto il tempo della fuga e fino al mio risveglio. Probabilmente ha dormito poco per paura di essere presa di nuovo.

Ora dorme più tranquilla. Si agita ogni tanto, in preda alla fame, ma la lascio dormire mentre io mi sobbarco la maggior parte dei turni di guardia.

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La vedo cambiata. Mi fissa spesso. Lo fa con uno sguardo strano, intenso. Questo mi riempie di angoscia. Comincio a credere che lei mi abbia mangiato. Non so quando, se durante la prigionia o durante la fuga. Mi ha mangiato. E questo cambia tutto.

Ho visto questo sguardo…

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Una pagina al giorno – settimo episodio

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Il settimo episodio creato grazie alla collaborazione con Dino Rotoli e la sua pagina “disegnare da adulti”

disegnare da adulti

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Noi non possiamo morire

Settimo episodio

Giulia stava masticando qualcosa. Era fibrosa, dura, ma piena di liquido dolciastro. Non aveva idea di come e quando avesse iniziato a masticare.

Come svegliandosi da uno strano sogno, pian piano focalizzò ciò che aveva avanti. Stava masticando con foga la giugulare di un uomo.

Il collo, completamente smembrato, metteva ben in evidenza un tratto di spina dorsale coprendola solo con sangue fresco, viscido e continuamente buttato fuori dai vasi sanguigni strappati a morsi.

Giulia stessa aveva mani e volto coperti del liquido viscido e ancora caldo, e buona parte le era sceso giù nella gola dissetandola.

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Presa coscienza di ciò che stava facendo, iniziò a tremare mentre i ricordi dei minuti precedenti prendevano posto nella sua mente.

Lei si allontanò dal corpo divorato, rintanandosi in un angolo e chiudendo…

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Allucinazioni (Persecuzione) pag 21

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<< No! Non ci credo! E tu cosa hai fatto? >>

<< Le ho raccontato tutto, ma ha preferito far spallucce dicendo che sono cose che possono succedere senza che ci sia bisogno di etichettarlo come pericoloso >>.

<< Davvero!? >>

<< Si. Alla fine è stata lei a convincermi a conoscerlo meglio >>.

<< È com’è? >>

<< Simpatico… in fin dei conti. Anche se ho intravisto in lui una punta di ostilità verso di me. Però è plausibile che sia io a volerla vedere >>.

Paolo scuote la testa << No, no… io starei attento. Va bene che è un collega di tua moglie, ma uno che reagisce in quella maniera per una multa ha qualcosa che non va >>. Non c’è cosa migliore di una buona birra e di un amico che ti capisce.

<< Che ne pensi… può essere lui? >>

<< Chi? >>

Non rispondo.

Paolo mi guarda esasperato e sottolinea con tono fermo e duro ogni singola parola << tihogiàdettochenonèlui!Ma ti sei fissato su questa storia! Mi spieghi perchè vuoi che sia lui? >>

Onestamente non so cosa rispondergli. Non è che voglio che sia lui è che semplicemente << Non riesco a togliermi dalla testa quest’idea. È diventato un chiodo fisso che rispunta ogni volta che lo vedo o mi capita di pensare a lui.

A proposito, come vanno le indagini? >>

<< Come direbbe un becchino dopo aver scavato tanto… Il bastardo non lascia molte tracce >>.

<< Com’è possibile? >>

<< Bhè… in molti casi non ha ucciso fisicamente la vittima. Diciamo che in genere i suoi obiettivi si suicidano prima che ci sia bisogno del suo intervento. Con gli altri, invece, è talmente cauto da rasentare la paranoia. Non c’è un capello, della pelle morta, sudore, un goccio di sangue. Non ci sono testimoni. Le uniche impronte che abbiamo sono quelle delle scarpe. Il resto è stato dedotto dalla voce, anche se la camuffa, e da vari indizi: il modo in cui uccide, l’altezza dei colpi che infligge, la loro traiettoria e cose di questo genere di cui non posso e non saprei neanche parlartene >>.

<< Immagino che usi passamontagna, guanti e cose simili, ma… come fa a non farsi notare da nessuno? >>

<< Non è che non si fa notare da nessuno. È che non c’è nessuno quando agisce. Agisce tormentando la vittima non solo con chiamate inquietanti a tutte le ore, ma isolandola da chiunque possa essere d’intralcio. È metodico il bastardo! >>

<< Non l’avete neanche rintracciato? >>

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Un racconto della raccolta “Allucinazioni”.

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Allucinazioni (Persecuzione) pag 20

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Stella è stata gentilmente convinta ( praticamente costretta ) a tenersi libera perchè “se non ci fosse stata, lui poteva pensare che la cena fosse un obbligo”. Lui, a proposito, si chiama Marco e sembra che sia più giovane di me… e single. Al sentire questa notizia continuo a ripetermi nella testa che non vuol dire niente. Se dovessi sospettare di tutti gli uomini più giovani e single non potrei più vivere.

Rimango in sospeso tra un’onda di gelosia e la diga di pseudo-logica e fiducia che la trattiene fino a quando il nostro ospite non bussa alla porta. Vado io ad aprire.

<< Ciao Marco! Che piacere conos… >> rimango di sasso. È un uomo distinto, dai tratti comuni. Capelli castani, occhi neri, fisico snello. Io lo riconosco subito, ma lui sembra essersi dimenticato di me. Forse senza divisa non mi riconosce.

<< Caro, non fai gli onori di casa? >> Elisa mi si avvicina sciogliendo il torpore in cui ero avvolto. Mi guarda stranita e mi sussurra all’orecchio << Che c’è? Lo conosci già? >>.

Accompagno il nostro ospite in cucina, dove fa conoscenza di Stella, poi torno indietro a chiudere la porta e ne approfitto per rispondere a mia moglie << è un mio…cliente rimasto parecchio insoddisfatto della mia merce >>.

Lei mi guarda incredula << gli hai fatto una multa? E come l’ha presa? >>.

La guardo e sospiro << male. Molto male. Stava per arrivare alle mani >>.

Elisa si mette a ridere come se le avessi raccontato una barzelletta molto divertente. Io le faccio uno sguardo che intende sottolineare la serietà della mia storia, ma non sembra funzionare.

<< Dai, dai. Non prendertela così! >> mi risponde prendendomi il braccio e stringendosi a me << fai un lavoro snervante e nella stanchezza avrai scambiato un gesto innocuo per un tentativo di rissa >>.

<< Mi ha minacciato! >>.

<< E chi non lo ha fatto? Quante minacce senti tutti i giorni? Sono cose che si dicono in un momento di rabbia. È una specie di sfogo. >> ed incalza << Persino io ho minacciato un vigile! >>.

Le lancio uno sguardo accusatore, ma lei se lo fa scivolare addosso.

<< Bhè? Solo perchè sono moglie di un vigile non può capitare che risponda ad un suo collega? >>. Il discorso finisce qui. Alcune volte penso che sia lei a decidere quando troncare una discussione. Mi convince a far tabula rasa di ciò che è già successo ed a dare una seconda chance al suo collega. << Lui, in fin dei conti l’ha già fatto. >> mi dice << Ha una memoria talmente eccezionale che credo sia impossibile che non ti abbia riconosciuto >>.

( Ha una memoria eccezionale. Mi ha riconosciuto ).

Tento di non far notare che per un secondo ho tremato.

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Un racconto della raccolta “Allucinazioni”.

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Allucinazioni (Persecuzione) pag 19

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Allucinazioni fronteTento di difendermi. Le faccio capire che io ho piena fiducia in mia moglie. Non sono geloso di queste sue uscite solo perchè escludo categoricamente che mi tradisce, ma la mia difesa è fiacca e la sua schiettezza ha colpito in pieno i miei dubbi. È un ko netto.

 

10

 

Ceno di nuovo da solo. Ormai è quasi un’abitudine. mentre tento di convincermi che la mia è solo una gelosia ingiustificata nata a causa di una collega troppo possessiva ( probabilmente sospetta che suo marito la tradisca anche con i maschi )ed alimentata dalla mia eterna insicurezza maschile. << È normale essere gelosi >> mi dico << l’importante è non confondere la realtà con la fantasia >>.

Squilla il telefono. Mi alzo a rispondere e dall’altro capo non c’è nessuno. Solo il suono che mi indica che hanno riattaccato.

Quando torno alla mia cena ho preso una decisione.

La mattina dopo convinco Elisa ad invitare a cena quel suo nuovo collega ( << Non avevi detto che hai il compito di farlo sentire a suo agio? Se ti vede come un’amica sarà più facile no? >> ). Se li vedo insieme capirò.

 

 

La cena col suo nuovo collega viene fissata per venerdì, a tre giorni di distanza. Passano e li dimentico, come una nota di un post-it buttata in un cestino. La routine, in fondo, appiattisce qualunque evento. Inoltre voglio vedere in faccia questo “nuovo collega” come se conoscerlo mi esorcizzasse dal demonio del dubbio.

Elisa è particolarmente attenta alla cena e si è lasciata libera la serata, cancellando qualunque appuntamento non importante ( compreso quello che aveva con la sua nuova/vecchia amica del cuore ).

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Un racconto della raccolta “Allucinazioni”.

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